Category: Libri

LIBRI – Dimenticare se stessi

Alzheimer: l’epidemia silente del nostro tempo

 Schermata 2013-04-19 a 21.22.51L’Alzheimer è una malattia in forte aumento e di grande impatto sociale in Italia, che fa registrare cifre sempre più allarmanti: oltre un milione di malati attualmente censiti . Ogni anno sono 409 mila i nuovi anziani colpiti da demenza. (dati del rapporto Alzheimer di Confartigianato Persone Anap).

Tema centrale quindi, e sempre di maggiore attualità, ma su cui mancava una pubblicazione autorevole che documentasse lo “stato dell’arte” e indicasse nuove prospettive per il futuro.Dimenticare se stessi (edizioni Piccin Nuova Libraria) di Maria C. Quattropani ed Emanuela Coppola si propone di colmare questa lacuna attraverso un compendio accurato di 25 anni di percorsi ed esperienze delle due Autrici e dei due co-AutoriRoberta Lampasona e Antonino Giorgi.

Gli esperti hanno trattato gli aspetti del decadimento mentale nelPaziente Alzheimer e le ricadute psicologiche sul sistema familiare coniugando accuratezza scientifica e quello sguardo amorevole che è necessario nell’approcciarsi a ogni malattia, ma tanto di più a questa che tocca gli stadi più profondi del nostro essere persone senzienti. Con l’aggiunta di una nota di lucida speranza: “Di Alzheimer non si guarisce, ma la qualità della vita è sicuramente migliorabile” attraverso l’adattamento alla patologia da parte dei pazienti e dei loro familiari.

L’eccellente lavoro scientifico presentato in Dimenticare se stessi testimonia quanto si possano progettare e realizzare interventi di “cura” efficaci e corrispondenti alle esigenze (consce e inconsce) degli anziani e dei loro caregivers. Il risultato finale è rassicurante e pone in evidenza come il salto di qualità sia possibile, a partire dalla condivisione e dal riconoscimento scientifico tra coloro che, a vario titolo, lavorano quotidianamente con queste tematiche.

Dimenticare se stessi testimonia con forza quanto sia oramai essenziale pensare alla psicogeriatria come ad un corpus nuovo a cui una psicologia dell’invecchiamento più robusta e scientificamente fondata può dare un contributo fondamentale.

Per ulteriori dettagli sul volume si prega di cliccare qui.
Piccin Nuova Libraria S.p.A. Tel. 049.655566 – Fax 049.8750693 e-mail: alzheimer@piccin.it Web:www.piccin.it

Società: la ‘patologia del tempo’ tra noia, insofferenza e mai colpa

Attualmente il tempo sembra sempre esaurirsi in un “eterno presente”, pensato come uno spettro di possibilità nel quale però non è possibile individuare successioni ordinate, in una immediatezza e in un’assenza di mediazione priva di articolazione riflessiva tra presente, passato e futuro. Il presente o è vissuto come esperienza che resterà per sempre, realtà che una volta accaduta rimarrà indelebile, oppure come momento fuggevole, inconsistente “che non è alcunché”, in un tempo che non ha più misura “durevole”, troppo breve per realizzare qualsiasi azione che possa divenire racconto.  Edito da FrancoAngeli (2012) il libro di Cristian Muscelli e Giovanni Stanghellini “Istantaneità. Cultura e psicopatologia della temporalità contemporanea”, ha il chiaro obiettivo di rintracciare quella corrispondenza tra una data cultura e le forme di psicopatologia che ne sono in qualche modo la cifra. Il tempo, che ha una sua influenza sia sulla patologia che sulla cultura, diventa uno strumento particolarmente efficace per la comprensione dell’uomo. Orientarsi nella coscienza del tempo è orientarsi nell’esistenza.

Nella tarda modernità dal modello temporale della velocità si è passati a quello dell’istantaneità – scrivono gli autori – la cui matrice è divenuta la tecnica, che ne è la condizione di possibilità. Tale passaggio ha segnato una cambiamento radicale: essere contemporanei si traduce “nell’impossibilità di valutare retrospettivamente e di anticipare le conseguenze. Né storia, né responsabilità per la storia”. La tecnica ha generato e sostenuto la fede nella velocità e nell’accelerazione, ha annullato tempi e distanze, ha abolito corpi e polverizzato lo spazio. E’ possibile trasferire le notizie in “tempo reale”, con le tecniche dell’informazione possiamo vivere in più realtà simultanee, essere contemporaneamente in più posti, essere dove “non si è” fisicamente. Questo ha modificato il rapporto con il nostro corpo, con il corpo altrui e la percezione dello spazio, è avvenuta una mutazione antropologica che ha emarginato i valori legati alla promessa e alla memoria. In tale spazio sono favoriti gli individui sincronizzati a un certo ritmo, al ‘passo coi tempi’, capaci di liberarsi da “vecchie” identificazioni, programmi o pianificazioni. Svantaggiate invece, risultano tutte quelle persone, il cui tempo interno è orientato al futuro, nel senso del cambiamento e del progresso. Nell’era dell’istantaneità il tempo implicito individuale giunge a una tale estremizzazione, che il tempo personale si desincronizza da quello collettivo. Risparmiare tempo è diventato uno scopo fine a se stesso, in questaefficiente velocità – sottolineano Muscelli e Stanghellini – la dipendenza degli altri è tacciata di parassitismo: gli stessi fautori del ‘welfare state’,  possono essere percepiti come pesi che rallentano la società, l’economia, il progresso e la libertà. L’uomo ideale deve essere autosufficiente, forte, mai dipendente dagli altri, mai bisognoso. La dipendenza è fallimento, debolezza, vergogna e in questa esaltazione dell’indipendenza le persone si sentono più fragili ed esposte. L’uomo moderno cerca di raggiungere il più alto livello di efficienza a volte anche attraverso l’uso di sostanze (dal caffè alla cocaina) e sviluppa per la fretta (figlia della velocità) forme di mobilità sociale sempre più accentuate: precarietà, flessibilità…

La bussola che guida la ricerca è quindi il modo in cui il tempo oggi è vissuto e concettualizzato, che viene preso come la misura del ‘mondo’ che si esprime ora nella patologia, ora nella norma sociale, l’analisi mostra che l’immediatezza è articolata in due fenomeni che modificano il modo della percezione di se stessi e della relazione con l’altro, giungendo a definire una “sindrome temporale” e a identificare la correlazione tra le nuove forme di esistenza (con i loro disturbi) e la maniera di vivere il tempo. Nella cultura dell’istantaneità, la ‘patologia del tempo’ è principalmente una forma di “insofferenza”, la ‘patologia del presente’ si configura come senso di vuoto, di noia e mai come rimorso, rimpianto, pentimento. La colpa, è esclusa, non esiste, in queste forme di psicopatologia mentale, e se c’è, è dell’Altro. La storia individuale è strettamente collegata a quella sociale, nel trionfo del qui e ora, in un presente senza ieri, senza domani e senza profondità, occorre recuperare la ‘lunga durata’ per dare forma a un progetto e trasformare il fare, in esperienza concreta, ed esistenza reale. La lentezza delle azioni umane ha un senso: è la calma di cui si ha bisogno per essere coscienti di quello che si sta facendo e provarne piacere. In conclusione gli autori abbozzano una via d’uscita, una proposta culturale composta da tre passaggi, la lettura intera del testo svelerà quali. (s.lup.)

Fonte: Agenzia Redattore Sociale

Libri – La musica che cura

Le cure musicali

Applicazioni musicoterapiche in ambito psichiatrico

Il volume, a cura del Dott. Manarolo, si avvale della collaborazione di numerosi professionisti italiani in ambito musicoterapico e si articola in tre diverse sezioni (età evolutiva, adulti, anziani) ognuna delle quali ospita contributi teorici, metodologici ed esperienziali.

L’intervento musicoterapico, inserito con successo nei percorsi terapeutico-riabilitativi delle diverse realtà impegnate nella tutela della salute pubblica e della cura del disagio psichico, viene qui analizzato in tutta la sua complessità: dall’ambito del disagio adolescenziale al disturbo autistico, dalla schizofrenia ai disturbi del comportamento alimentare, dal trattamento non farmacologico della demenza senile alla riabilitazione geriatrica in un percorso che evidenzia il valore di questo approccio e la positiva sinergia con i tradizionali processi di cura.

Indice

Prefazione pp. 11-12 Manarolo Gerardo
Presentazione pp. 13-16  Ferrannini Luigi
Introduzione: curare a regola d’arte, processi biologici, processi creativi, processi terapeutici pp. 17-28  Boccalon Roberto
Parte Prima – Età evolutiva
Cap. 1 Forme musicali e vita mentale in adolescenza pp. 31-41  Ricciotti Andrea
Cap. 2 Musicoterapia e autismo infantile: il ruolo della Joint attention pp. 42-65  Guzzoni Antonella
Cap. 3 Musicoterapia e disturbi neuropsichici dell’adolescenza: riflessioni e proposte pp. 66-74  Demaestri Ferruccio
Cap. 4 Anche oggi ci siamo incontrati. Musica, narrazione, realtà pp. 75-86  Ciampi Paolo
Cap. 5 Il contrattempo autistico pp. 87-92  Ferrari Giovanna
Cap. 6 Musicoterapia e casi impossibili: le opportunità create da una certa modalità di ascolto musicale pp. 93-101 Cavalieri Andrea ; Ciampi Paolo
Cap. 7 Musicoterapia in acqua pp. 102-107  Barbieri Manola
Cap. 8 La coppia terapeutica nella prassi musicoterapica con soggetti disabili psicofisici pp. 108-111  Bertoni Maria Virginia
Cap. 9 Possibilità di recupero neurofunzionale attraverso la musicoterapia pp. 112-115 Dozzo Bruna ; Vaia Mauro ; Zoccolan Luca
Cap. 10 Sintonizzarsi con la grave disabilità pp. 115-119  Antoniotti Guido
Cap. 11 L’intervento musicoterapico nei centri diurni e nelle comunità residenziali per persone diversamente abili pp. 120-125  Vizzano Gianni
Cap. 12 La musicoterapia in un contesto multidisciplinare pp. 126-130  Alchieri Alberto
Cap. 13 L’intervento musicoterapico in ambito residenziale e scolastico: contesti, priorità e obiettivi a confronto pp. 131-134 Peddis Mauro ; Tamagnone Lorenzo
Parte Seconda – Adulti
Cap. 1 L’approccio musicoterapico nella psichiatria degli adulti pp. 137-145  Manarolo Gerardo
Cap. 2 La musicoterapia nei disturbi psichiatrici pp. 146-159 Agrimi Emilia ; Gamba Laura ; Poli Roberto
Cap. 3 L’abito che fa il monaco: il processo terapeutico riabilitativo di una suora di clausura in Comunità Psichiatrica pp. 159-169 Cassano Giacomo; Carnovale Monica
Cap. 4 Processi mentali: dalla frammentazione alla ricomposizione pp.170-186  Gheltrito Anna Maria
Cap. 5 Musicoterapia e riabilitazione cognitiva nella schizofrenia: uno studio controllato pp. 187-198  Caneva Paolo Alberto; Ceccato Enrico; Lamonaca Dario
Cap. 6 Forme aperte, forme chiuse: un’esperienza di musicoterapia di gruppo pp. 199-205  Bolelli Roberto
Cap. 7 Schizoaffettività e musicoterapia. L’esperienza della stabilità pp.206-209  Neri Simona
Cap. 8 Un concerto di storie pp. 210-213 Cornara Silvia
Cap. 9 Il suono dentro. Un percorso di musicoterapia di gruppo in un Centro Diurno Psichiatrico pp. 214-219  Santonocito Maria
Cap. 10 La musicoterapia presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura pp. 220-223  Sarcinella Antonio
Cap. 11 L’intervento musicoterapico in ambito psichiatrico: invio al trattamento, sintomatologia e strategie riabilitative pp. 224-231  Navone Stefano
Cap. 12 Mai dire mai live: musicoterapia per l’integrazione sociale pp. 232-235  Ligorio Margherita
Cap. 13 Un suono per sentirsi pp. 236-239 Pinato Daniele ; Degli Stefani Mario
Cap. 14 Musicoterapia di gruppo e disturbi del comportamento alimentare pp. 240-245  Giacopello Paolo
Cap. 15 La cultura e la risposta all’ascolto musicale. Le immagini come garanti metapsichici pp. 246-253 Del Puente Giovanni ; Guida Silvia ;Manarolo Gerardo
Cap. 16 Musicoterapia cognitivo-comportamentale di gruppo pp. 254-257  Maccabruni Alberto
Cap. 17 La composizione facilitata di canzoni nella riabilitazione psichiatrica pp. 258-265  Caneva Paolo Alberto
Cap. 18 Il coro come esperienza di socializzazione pp.266-269  Gibelli Alicia Isabella
Cap. 19 L’incanto del canto: un laboratorio musicale in un Centro di Salute Mentale pp. 270-273 Roveran Cristina ; Degli Stefani Mario ;Guadagnini Manuela
Cap. 20 La musica che accompagna. Il caso clinico di un paziente psichiatrico in riabilitazione post-traumatica pp. 274-281 Meschini Rita ; Leonardi Elisabetta
Cap. 21 La musica è la mia vita. Musicoterapia individuale con un uomo colpito da trauma neurologico pp. 282-285  Guadagnini Manuela
Cap. 22 Aiutare chi aiuta: musicoterapia e prevenzione del burnout pp. 286-290  D’Erba Giuseppe ; Quinzi Raul
Parte Terza – Anziani
Cap. 1 La cura che passa attraverso la ricerca di vie di comunicazione alternative: le terapie non farmacologiche della demenza pp. 293-297  Gentile Simona
Cap. 2 La musicoterapia presso la Fondazione Sospiro: evoluzione, sviluppi scientifici e riflessioni pp. 298-305  Raglio Alfredo
Cap. 3 La persona la centro dell’ascolto: esperienze di musicoterapia recettiva nel trattamento del paziente psicogeriatrico pp. 306-315 Bonanomi Claudio ; Gerosa Maria Cristina ; Puggioni Maria Antonietta
Cap. 4 Il valore della musica: esperienze e riflessioni sull’applicazione della musicoterapia nella demenza pp. 316-321  Ragni Silvia
Cap. 5 Se ci sei batti un colpo. Musicoterapia con i malati di Alzheimer in struttura geriatrica pp. 322-327  Bellavigna Roberto
Cap. 6 Musicoterapia e attività motoria nella riabilitazione geriatrica pp. 328-333 Barbera Cristina; Bozzolo Davide ;Drovandi Anna Maria; Mocci Lisa
Cap. 7 L’incapsulamento sonoro: forme di ritiro autistico sonoro in un caso di demenza senile pp. 334-337 Gatta Mariaconcetta; Giuliano Viviana;Inzerillo Florenza; La Galia Giuseppina
Cap. 8 Musicoterapia e demenza: un approccio non farmacologico pp. 338-342 Bonomini Cinzia; Custureri Romina; Ferrazzo Daniele; Nolasco Ilaria
Strutture che ospitano e promuovono gli interventi musicoterapici descritti nel volume

La scrittura è un’amazzone

L’identità è un incontro di storie

di Sabrina Lupacchini

Dopo testi di interesse linguistico, etnologico e pedagogico, Loretta Emiri approda a una nuova avventura letteraria, una ‘novella intima’ che compone come un puzzle interiore, racconti di vita familiari, attraverso la rilettura dell’universo e della cultura Yanomami, indios del nord del Brasile con cui la Emiri ha vissuto per anni.

“Quando le amazzoni diventano nonne” (Edizioni CPI/RR) racconta in forma romanzata, la storia della famiglia dell’autrice, mettendo in risalto soprattutto la personalità delle nonne. Le parole danno voce a quelle persone “normali” che hanno vissuto il peso di guerre che non hanno dichiarato, né voluto. Una voce la sua, che riscatta “l’invisibilità, la marginalità e il silenzio delle donne, di chi le prepotenze le subisce”.  Un lavoro di ricostruzione e riappropriazione, verso una nuova appartenenza al proprio percorso di vita, una specie di catartica ‘pulizia interiore’.

“Raggiunta l’età in cui mediamente una donna diventa nonna, Scarpetta,  non è ancora ciò che vorrebbe essere, ma non è nemmeno ciò che gli altri avrebbero voluto che fosse…” scrive Loretta Emiri (Scarpetta) all’inizio dei sei racconti che ci consegnano il ricordo dei familiari più cari: dalla nonna contadina e analfabeta che le tramanda l’importanza della tradizione orale,  fondamentale per la costruzione della propria identità; alla nonna maestra, la cui influenza l’ha portata tra gli indios come intermediaria nell’educazione; dai nonni che le hanno dato sicurezza e capacità di muoversi nel sociale; ai genitori dei quali come scrive nella presentazione al testo Fernanda Elisa Bravo Herrera “va tracciando parole per riempire vuoti”.

L’esperienza all’estero negli anni ha aiutato la Emiri a comprendere il proprio passato. I diciotto anni con gli indios – dediti allo studio e  alla protezione della cultura e dell’educazione indigena – continuano anche oggi oltre le frontiere del Brasile. Il libro ne è esempio e conseguenza: un omaggio da una parte alle donne dell’Amazzonia (dalle quali la Emiri ha colto un nuovo senso di essere donna, madre, nonna) e dall’altro alle ‘amazzoni’ che le sono state compagne di vita, donne che hanno lottato per l’amore e sono sopravvissute alle piccole e grandi difficoltà quotidiane. Universo Yanomami quindi e universo familiare, due culure che si incontrano, si associano e confrontano, due pilastri di cui l’autrice è il ponte di congiunzione.

Parlare della famiglia, della propria famiglia, attraverso il punto di vista degli indios,  per parlare di sé e della nostra società. Una silenziosa autobiografia che viaggia dall’Umbria, alle Marche, al Piemonte, attraverso il Brasile.  Guerre e viaggi, sogni e delusioni, lotta e libri, sforzi quotidiani, ma soprattutto grandi amori, in un tempo che va dalla prima alla seconda guerra mondiale per approdare ai giorni nostri, giorni nei quali chi narra vive.
Loretta Emiri contatti:
www.emiriloretta.it
loretta.emiri@alice.it

LIBRI – Giocare è una cosa seria

“Ludicità” di Alicia Beatriz Barauskas

Alicia Barauskas nasce a nel 1956 a San Nicolás de los Arroyos – Argentina, risiede in Italia dal 1991. È professoressa di educazione pre-scolare, specialista nel gioco e l’educazione attraverso l’arte, attrice, animatrice, tecnico per l’handicap (autismo), operatrice in Musicoterapia Evolutiva e docente di Biomusica International. La sua maggiore esperienza si sviluppa nel campo dell’insegnamento e i suoi studi si concentrano nella possibilità di migliorare la qualità di vita del bambino di oggi.  Tiene corsi di formazione della sua materia Ludicità per Operatori in Biomusica in tutto il mondo, specialmente in Italia, Cuba, Spagna, Inghilterra e Argentina.

Ho voluto sviluppare un’idea. Ho giocato nel senso più serio e profondo del ‘giocare’ a immaginare che le tecniche ludiche potessero essere utili nel meraviglioso percorso della nostra evoluzione. Ho ipotizzato che attraverso il gioco individuale e collettivo si potesse aiutare l’essere umano ad impegnarsi a mantenere l’attenzione nel presente, nel divertimento e l’allegria, togliendo tutta la sfumatura banale che a questi termini può essere attribuita e ripristinando invece la loro potenziale positività. Ho provato a pensare ad un lavoro di autoconoscenza, per vincere le paure e la sofferenza di tutti i giorni. Gi sguardi luminosi ed i sorrisi spettinati e sudati dei partecipanti me l’hanno confermato

Il libro, ricco di informazioni anche tecniche contiene anche un Dvd con una selezione di giochi.