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Shoah, la “memoria genera futuro”: oltre 170 eventi a Roma

Il 27 gennaio 1945 ha fatto conoscere al mondo e alla storia un abisso della civiltà, lo sterminio del popolo ebraico, dei Sinti e Rom, degli omosessuali, dei Testimoni di Geova e l’eliminazione dei deportati militari e politici nei campi nazisti. Anche quest’anno, a settantacinque anni dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Roma ricorda quel giorno con il nuovo progetto di Memoria genera Futuro, giunto alla sua quarta edizione. Oltre a porre l’accento sulla memoria di questo orribile passato, il programma proposto dall’amministrazione capitolina presenta e promuove tante proposte incentrate sulle forme di trasmissione verso il futuro e le nuove generazioni. 

L’iniziativa è ideata e promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, con l’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale e Tutta la comunità cittadina è invitata a partecipare agli oltre 170 eventi in tutta la città fino al 9 febbraio per ricordare e riflettere sul tema della Memoria, delle leggi razziali e della Shoah, attraverso incontri, testimonianze, letture, mostre, film e documentari, musica e teatro.

Si terrà nella sala della Protomoteca del Campidoglio lunedì 27 gennaio dalle 9,30 un incontro istituzionale con la Sindaca di Roma Virginia Raggi, il Vicesindaco con delega alla Crescita culturale Luca Bergamo e l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Veronica Mammì con le scuole secondarie di secondo grado del progetto “Memoria”. Durante l’incontro verrà proiettato il documentario “Kinderblock – l’ultimo inganno” di Marcello Pezzetti con la regia di Ruggero Gabbai prodotto anche dalla Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con Rai Cinema che racconta la storia di Sergio De Simone e delle due cugine, Andra e Tatiana Bucci. A seguire una delegazione del collettivo dei Testimoni dei Testimoni, un gruppo di ragazzi di Roma che ha partecipato ai Viaggi della Memoria, dialogherà con gli studenti in sala partendo dal racconto della loro esperienza. Per la prima volta sono le nuove generazioni che raccontano l’esperienza del campo di concentramento, per tramandare le storie degli ultimi sopravvissuti alla Shoah, affinché la memoria generi un futuro consapevole. Il gruppo dei Testimoni dei Testimoni, inoltre, proporrà il 4 febbraio al Teatro Torlonia un’iniziativa riservata alle scuole tra arte, teatro, danza e musica che si pone l’obiettivo di combattere l’indifferenza e l’ignoranza e affrontare il tema della coscienza individuale per riflettere sulle atrocità della Shoah. 

Il 23 gennaio alle 20.30 nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica si terrà il 7^ concerto della Memoria “Là dove giace il cuore… Note e parole d’esilio” a cura dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, BrainCircle Italia e Musadoc e promosso da UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una riflessione significativa sulla SHOAH che proseguirà attraverso la mostra “Shoah. L’infanzia rubata” in programma dal 28 gennaio al 24 luglio alla Casina dei Vallati – Fondazione Museo della Shoah. L’esposizione, ideata e prodotta dall’Associazione Figli della Shoah, organizzata dalla Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma, ripercorrerà idealmente la negazione dei diritti fondamentali dei bambini ebrei in tutta Europa durante gli anni della persecuzione nazifascista.

Le stesse tematiche saranno affrontate anche dall’Azienda Speciale Palaexpo, che curerà la proiezione del documentario I bambini di Rue Saint-Maur 209, al Palazzo delle Esposizioni alle ore 21.00 del 27 gennaio,e dalla Casa del Cinema di Villa Borghese attraverso la rassegna “La Shoah dei bambini” in programma il27 gennaio alle 17, 19, 21, con i documentari La casa dei bambiniKinderblock. L’ultimo inganno e il film #ANNEFRANK. Vite parallele. La rassegna sarà aperta dall’omaggio a Lorenza Mazzetti, la regista recentemente scomparsa che verrà ricordata con la proiezione, alle ore 15.00, del film “Il cielo cade”, tratto dal romanzo autobiografico della regista. Si intitolerà “I figli del dopo”, invece, la tavola rotonda dedicata all’eredità della “memoria” lasciata alle nuove generazioni, che il Comitato di Coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah presso la Presidenza del consiglio dei Ministri e L’unione delle Comunità Ebraiche Italiane realizzeranno il 30 gennaio alle ore 10.00 presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Molti appuntamenti avvicineranno la cittadinanza alle tematiche della deportazione e dei campi di sterminio attraverso l’utilizzo del linguaggio del TEATRO. Tra gli appuntamenti da segnalare nei teatri istituzionali e in quelli privati: il 24 gennaio alle 21 al Teatro Belli lo spettacolo “Il diario di Anne Frank”, nel novantesimo anniversario della nascita di Anne Frank (repliche fino al 16 febbraio); il 27 gennaio alle 21.00 al Teatro Vascello lo spettacolo “La mamma sta tornando povero orfanello”; sempre il 27 gennaio alle 21all’Auditorium Parco della Musica lo spettacolo “Ascanio Celestini. I 20 anni di Radio Clandestina”, sulla strage di via Rasella; il 30 gennaio alle 21.00 al Teatro del Lido lo spettacolo “Hans” da “L’amico ritrovato”di Fred Uhlman; il 1 febbraio alle 11.00 al Teatro Villa Pamphilj lo spettacolo “La fisarmonica verde” di Andrea Satta e il 4 febbraio alle 21.00 al Teatro Tor Bella Monaca, lo spettacolo “Olokaustos 1944” tratto da “Il Dolore” di Marguerite Duras e “La Specie Umana” di Robert Atelme.

Dai racconti del dramma della deportazione alle storie sulle tragedie individuali. Come quelle subite dai pugili Johann Trollman, Leone Efrati e Herzko Haft, protagonisti rispettivamente degli spettacoli “Der Boxer – Ballata per Johann Trollman”, il 24 gennaio alle 21.00 al Teatro Kopò, “L’uragano – Storia di Leone Efrati”al Teatro Palladium il 28 gennaio alle 21 e “Belva Giudea” all’Off/Off Theatre il 28 gennaio alle 21. 

Molti gli APPUNTAMENTI RISERVATI AGLI ALUNNI E AGLI INSEGNANTI DELLE SCUOLE della città. Tra gli altri, la conferenza a cura dell’Istituzione Biblioteche di Roma dal titolo “Lo sterminio dei disabili e dei malati mentali, degli omosessuali e dei Rom nella Germania Nazista” in programma sabato 25 gennaio alle ore 11.00 alla Biblioteca Franco Basaglia; l’incontro “Per non dimenticare: l’esperienza di Liliana Segre” il 27 gennaio alle ore 10.00 all’ICS Fratelli Cervi; l’incontro “Discriminazione, persecuzione e sterminio degli omosessuali” a cura dell’ANPI in programma il 29 gennaio alle 10.30 alla Casa della Memoria e della Storia. Riservati agli insegnanti invece, gli incontri alla Biblioteca Collina della Pace con Nando Tagliacozzo “Costruire la memoria. Ebrei” il 31 gennaio alle 15.30 e “Costruire la memoria. II Guerra Mondiale e Shoah” il 5 e 6 febbraio alle 15.30. Fino al 31 gennaio visite guidate condotte dagli alunni tutor per le scuole in un percorso didattico interattivo al Polo Museale “Muro della Memoria” al liceo scientifico “A. Labriola”. Tra gli appuntamenti che pongono una riflessione specifica sul tema delleDONNE si segnalano: la presentazione del libro “Suonando sul filo” di Cristiana Pezzetta con letture di brani del libro e accompagnamento musicale della violoncellista Ludovica Centracchio il 24 gennaio alle 10 al Bibliopoint Farnesina e poi in altre biblioteche; l’incontro a ingresso gratuito “Heimat: storia di un libro. Presentazione del graphic novel di Nora Krug” il 23 gennaio alle 18 alla Casa della Memoria e della Storia; la tavola rotonda con intermezzi musicali “Le donne e l’Olocausto dimenticato – Storie di coraggio e di speranza” il 27 gennaio alle 10 nella sede del Municipio VII; l’iniziativa “Storia di Vera. Una vita per la Resistenza” in ricordo della deportata Vera Michelin Salomon Garavini il 27 gennaio alle 17.30 alla Casa della Memoria e della Storia. Sempre il 27 alle 18 alla libreria La Libroteca il ricordo di Settimia Spizzichino. “La deportazione politica femminile: Konzentrationslager Ravensbrück” è un incontro che si terrà il 31 gennaio alle 17.30, alla Casa della Memoria e della Storia.

Testimoni d’eccezione, gli ANZIANI racconteranno la loro memoria del periodo bellico durante gli appuntamenti del 29 gennaio alle 15.00 al C.S.S. GIOVANNI XXIII in Via Torrenova e del 30 gennaio alle 16, al Circolo sociale Anziani in Piazza Ronca nel Municipio X durante il quale si terrà l’incontro ad ingresso gratuito dal titolo “Il futuro comincia…oggi, dal circolo anziani”.

Il programma dettagliato con tutte le iniziative su www.comune.roma.it

In mostra foto e lastre, per dire no alla violenza sulle donne

Giovedì 16 gennaio alle 11 al WeGil di Roma (Largo Asciangji 5) la presentazione della mostra “L’INVISIBILITÀ NON È UN SUPERPOTERE”fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne

In mostra 10 fotografie e 10 radiografie che raccontano il mondo di dolore e silenzio in cui vivono le donne vittime di violenza. L’esposizione, di Fondazione Pangea e Reama Network, è promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con la Fondazione stessa, promotrice di Reama, la rete per l’Empowerment e l’auto mutuo aiuto per le donne vittime di violenza.

Le foto in mostra sono state realizzate dalla fotografa Marzia Bianchi che “ispirandosi alle parole delle donne accolte dallo sportello antiviolenza on line di Reama ha trasformato la narrazione in immagini”. Accanto alle fotografie, saranno esposte, in totale anonimato, le radiografie, effettuate alle donne arrivate nei Pronto Soccorso e che hanno dichiarato di aver subito violenze, fornite per gentile concessione dall’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e dall’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, .

(Sabrina Lupacchini/slup)

La passione di Maria e il suo Vintage Italian Fashion

Ascoltare la storia di Maria Cattini ed osservare le sue creazioni è stato come attraversare un sipario e ritrovarsi catapultati in un mondo fatto di colori, coraggio e creatività.
La grande forza e la sua capacità creativa hanno trasformato quello che è stato un momento “difficile”, come un’occasione di esplorare mondi nuovi e creare alternative alla propria quotidianità.

ARTeSOCIALE riporta il suo racconto tratto dall’articolo di Tiziana Pasetti, pubblicato in Abruzzoeconomiaonline.it il 13 giugno 2019.

Quadri e lampade, cornici e cristalli, divani sontuosi, tappeti, un tavolo rosso con la scritta in bianco della bibita analcolica piu ̀ famosa del mondo. Un incontro di oggetti che raccontano il soggetto che li ha cercati, scelti, fatti suoi. L’appartamento di Maria ospita una infinita ̀ di storie e molte ne racconta e trasforma. La notte del 6 aprile 2009 Maria Cattini era direttore di una testata online, ilCapoluogo.it; la scossa la svegliò ma da Scoppito (della provincia dell’Aquila, ndr), dove viveva, entrò subito nel gestionale e cominciò a caricare le notizie che minuto dopo minuto le arrivavano. Iniziò in quel momento un periodo che sarebbe durato anni e che l’avrebbe vista in prima linea nella scomoda posizione di chi deve narrare nel modo più equilibrato possibile un luogo capovolto dalla natura e stravolto dalla reazione politica – locale e nazionale – amministrativa e sociale. Se è vero che guidare una redazione, “gestire” un editore e monitorare il lettore sono gli scogli scivolosissimi di ogni realtà informativa, farlo quando sei l’unica giornalista della squadra prima da casa e poi all’interno di un container senza servizi, di pochi metri quadri, preso d’assalto da lupi affamati dai due milioni di contatti unici che il quotidiano online generava è una impresa titanica. L’esperienza finisce in modo burrascoso per incomprensioni interne (storia normale nel media world) ma il peso della sua capacità critica nella comunità urbana non le permette di ritirarsi e crea un blog di opinione, L’Aquila Blog, ancora oggi online, ancora oggi luogo scomodo, indipendente e non allineato capace di creare dibattiti accesi intorno a notizie esclusive, dissonanti rispetto al mainstream.

Maria Cattini

“Quando ho smesso di dirigere ilCapoluogo ho iniziato a stare male fisicamente con sintomi che erano difficili da diagnosticare, ero senza forze, sempre stanca”. Maria è seduta sullo sgabello del suo nuovo studio, la camera che era del figlio, riadattata per una duplice funzione, una giornalistica e una da artigiana: “C’e ̀ voluto un anno per avere una diagnosi e dare un nome a quella apatia: sindrome di Sjogren, malattia autoimmune debilitante, cronica, che toglie energia, affatica le articolazioni e provoca la disidratazione delle mucose di occhi e labbra. Una malattia rara, subdola, invisibile e che durante le ricerche può sembrare tutto e niente. Non l’avevo sentita nominare, poi ho scoperto che se ne era parlato sui giornali perché la sindrome aveva colpito anche la tennista statunitense Venus Williams. E’ difficile spiegarla a quelli intorno a te, spesso non ti senti capita perché non da’ segni di sofferenza esteriori. Io però ero stata quattro mesi a letto, impossibilitata a muovermi, ho davvero avuto paura che non ce l’avrei mai fatta a ristabilirmi”. Maria allunga una mano, prende una pinza, un pezzo di ferro, un cristallo e uno scampolo di stoffa: “Era necessario trovare un’idea che mi portasse via tutti i pensieri negativi e mi aiutasse a dare un senso a quelle mattine in cui mi svegliavo già stanca, con le mani e le ginocchia paralizzate. La mia passione per la moda e per le arti manuali ha segnato la strada della rinascita. Un ruolo importante l’ha svolto la mia grande amica Carmen, con lei, oltre tre anni fa, abbiamo aperto una pagina Facebook dove selezionavamo le occasioni vintage più rilevanti scovate nei vari mercatini dell’usato. Viviamo però in una città provinciale e borghese dove in pochi comprendono il significato di questo termine, per gli altri sono solo stracci usati da chissà chi. Al tempo stesso, però viviamo in un mondo usa e getta, con veloce e ciclica obsolescenza che produce un abbondante e florido mercato dell’usato e allora abbiamo scoperto la filosofia del riuso: quando un oggetto non serve più a un individuo può essere utile ad altri. La capacità degli oggetti di descrivere il consumatore è stata una sfida tanto quanto capire l’incidenza che hanno le marche e i brand nel determinare un acquisto e in particolare l’acquisto di beni usati. Scegliere di seguire negli anni una determinata linea di prodotti nasconde anche l’adesione a dei modelli di comportamento, uno stile di vita, un’estetica e, addirittura, dei valori sociali e morali. La marca in sé non è sufficiente a trasformare un bene da usato a vintage: ci sono valori legati al contesto storico, sociale e culturale in cui è vissuto come bene nuovo che vanno considerati. Essere vintage significa ricercare quella autenticità in ciò che è raro e non può essere riprodotto con i materiali di oggi”.

Gli occhi di Maria si illuminano. Allunga le mani e prende una grande scatola. La apre. Dentro c’è una confusione di oggetti di ogni colore e forma. La guardo dubbiosa e lei ride, si alza, prende una collana: “Tu vedi confusione, io invece in queste scatole trovo tanti nuovi tesori. Muovo le mani, le alleno, le sciolgo, è fisioterapia per la mia malattia e armonia per i miei pensieri e intanto creo. Tutto quello che vedi” si gira su se stessa, le pareti sono piene di creazioni che nascono dal genio di Carmen e dalla capacità manuale di Maria. Il primo acquisto è stato uno scatolone pieno di cristalli provenienti da lampadari degli anni ’50. Dovevano servire per creare borse da sera e invece sono diventati ferma foulard. Come? Unendoli a dei materiali “scontati”: componenti di gomma, guarnizioni per l’idraulica, fregi di legno, pezzi di ottone di antiche lampade, parti di mobili da rottamare, piatti, posate, fibbie, pietre, corde. “Una volta trovammo, a un euro, un veliero bruttissimo composto però da vele fatte di splendido corno. Un oggetto orripilante fatto di un materiale ormai introvabile. Dopo due giorni e una attenta opera di smontaggio, avevamo realizzato quattro collane meravigliose”, Maria ne prende una dall’espositore e la indossa, la vela di corno adesso è un ciondolo regale. “Compriamo e poi smontiamo, dipingiamo, seghiamo, limiamo e assembliamo tutto nuovamente. Poi li indossiamo, li regaliamo alle nostre amiche, li esponiamo. E’ una collezione impegnativa, non è da tutti andare in giro con una cornice d’ottone appesa al collo, ma è la sintesi della nostra forza e del coraggio di intraprendere un nuovo percorso, dare una nuova possibilità alla nostra vita”.

“Dopo tutto questo vagare, è nata l’idea di creare un blog dedicato a questa passione, Vintageitalianfashion.it, per condividere consigli su come valorizzare le donne, le loro caratteristiche, su come fare a scegliere tra i capi in commercio quelli adatti per una occasione di lavoro o per un viaggio di piacere. Oggi il panorama è vastissimo, non si seguono vere regole nella moda e la libertà è assoluta: si può sfoggiare una Kelly di Her̀ mes con un paio di jeans e ai piedi le Stan Smith ed essere perfettamente in ordine. Con questo taglio editoriale il blog è un mix di quello che sono le nostre passioni: la moda, il vintage, la cultura del fai-da-te, la creatività e il giornalismo. Il tutto a costo zero (ci siamo fatte anche il sito da sole) e mettendo in rete le nostre conoscenze e la curiosità di scoprire sempre nuovi orizzonti da comunicare in questo campo. Farlo da protagoniste di una vita che abbiamo riconquistato e farlo, attivamente, da una citta ̀ che e ̀ ancora sospesa”.

Sito: Vintageitalianfashion.it/
Fb: vintage italian fashion

Fonte: Tiziana Pasetti – Abruzzoeconomiaonline.it

Nasce RoSaVintART: l’usato dalle Piazze alle Gallerie d’Arte

Domenica 15 dicembre 2019, la Galleria “New Spazio M-Arte” di Marina di Altidona (FM) ha ospitato #RoSaVintArt, l’evento “Swap Vintage Glamour” che porta nelle Gallerie d’Arte gli abiti usati : “Per dare valore al vissuto e inseguire sogni

INVESTIRE SU CREATIVITA’ E STORIE

C’è stato un tempo in cui indossare abiti usati era sinonimo di povertà, oggi è sinonimo di un cambio di “tendenza”. Il vintage ultimamente non conosce sosta, continua a crescere, diventa qualcosa di più profondo: la ricerca di un capo, di uno stile oltre le imposizioni delle mode, di una storia a cui poter affidare un sogno o una serata particolare. È questo il paradosso che hanno voluto muovere le ideatrici di RoSaVintArt “Swap Vintage Galmour” (Roberta Fonsato e Sabrina Lupacchini RoSaVida Produzioni) portando il baratto delle “cose vissute” dalle piazze ai luoghi deputati all’arte, ossia nelle Gallerie contemporanee. “Perché – spiegano – sono stati la ‘cornice’ entro i quali abbiamo attraversato il mondo”. Lo scambio “artistico-creativo” si è tenuto domenica 15 dicembre presso la Galleria “New Spazio M-Arte” di Marco Monaldi a Marina di Altidona (FM). Non solo vestiti, ma accessori, libri e oggetti vari, saranno i protagonisti di un momento, soprattutto di incontro, che punta sulla qualità della proposta.

LA MODA È PER TUTTI LO STILE È DI POCHI

“Pensiamo che l’abito sia qualcosa di più profondo ed intimo, non semplicemente un indumento da usare ma qualcosa da valorizzare, che ci valorizza” spiegano le artiste, che nella vita hanno coniugato il desiderio della ricerca sociale a quello dell’estetica. “L’abito è intimamente condiviso con la nostra identità, la nostra essenza. Ricercare nell’usato questa poetica è un po’ come un viaggio nella nostra storia. Gli abiti arrivano da ogni dove, ma soprattutto da mille esperienze diverse, e come scrive il poeta cileno Pablo Neruda ci confessano di aver vissuto. Indossati per chissà quali incontri fugaci, galanti, indimenticabili, stanno lì a ricordarci chi siamo, chi siamo stati, chi vogliamo esserePer questo non sono mai scontati, mai uguali. Alcuni ci fanno osare altri ci inducono a cambiare. Vogliamo proporre un nuovo ‘modello’ di vita, cucito su misura su quanti posseggono quel quid in più, per coglierne l’essenza. Siamo convinte che se la moda è per tutti, lo stile è di pochi”.

Durante l’evento sono stati presentati i primi 5 pezzi della collezione #RoSaVintArt. Abiti che avendo avuto una storia particolare, sono stati scelti e trasformati in vere e proprie opere d’arte. Una serie con i seguenti titoliUn giorno d’autunno a Lisbona; E se t’incontrassi ora?; Il tocco dell’ovest; Terrazze possibili; Nulla se non l’istante.

“L’input di questa prima collezione ci è  stato dato da una persona (che vuole rimanere anonima) e che ci ha chiesto di realizzare  un’opera d’arte con un importante abito vintage. Nasce così l’idea della collezione RoSaVintart e nasce la prima opera d’arte “Un giorno d’autunno a Lisbona”, che ha già il suo proprietario, o meglio “Custode”, come preferiamo chiamarlo noi.” Gli abiti “incastonati” in cornici, possono abitare luoghi o possono “scendere” dalla cornice e abitare corpo….

Forme e spazi del lavoro nel tempo della Quarta rivoluzione industriale


Mostra
Inaugurazione: sabato 16 novembre, ore 13, alla presenza delle autorità e degli autori. Periodo mostra: 17 novembre – 22 dicembre 2019

Giornata di studio
Sabato 16 novembre dalle ore 10 alle ore 13 e dalla ore 15 alle ore 19.
Partecipazione a iscrizione gratuita entro il 15 novembre: info@lineadiconfine.org

Negli anni Novanta, con i primi effetti dei processi della globalizzazione sull’economia italiana, il tema della deindustrializzazione entra all’attenzione dei media e del dibattito sulla città industriale condotto da architetti, urbanisti e sociologi del lavoro. Tuttavia, le tematiche inerenti al lavoro sono rimaste per lungo tempo sullo sfondo di una generale trasformazione dell’economia e della società, al punto che i media, la letteratura, il cinema e la fotografia se ne sono occupati solo marginalmente, come uno dei tanti effetti prodotti su larga scala dalla globalizzazione.  

Olivo Barbieri, Ferrari’s Factory, da Work in progress, 2003. Dalla collezione Linea di Confine, Rubiera.

A seguito delle recenti crisi economiche, il tema della disoccupazione e della trasformazione del lavoro, anche in relazione alla rivoluzione digitale, ha avuto ripercussioni a livello politico e sociale, con un’improvvisa accelerazione nell’ultimo decennio.

Con la Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata da un forte impulso all’automazione, il lavoro sembra diventato  invisibile nei flussi governati dagli algoritmi, ma in realtà ha assunto nuove forme in rapporto alla tecnologia e al territorio, diventato quest’ultimo, una vera e propria “fabbrica a cielo aperto”. La fotografia contemporanea si è preoccupata in questi decenni di sottolineare l’aspetto immateriale del lavoro e la dimensione astratta dei processi produttivi e delle nuove tecnologie ma forse manca una visione più approfondita e puntuale sulle nuove forme del lavoro e degli spazi della produzione.

Il progetto di ricerca di Linea di Confine, si propone pertanto di contribuire a una maggiore conoscenza delle forme e degli spazi assunti dal lavoro in questi ultimo decenni, attraverso una mostra, una giornata di studio aperta al pubblico e un concorso fotografico under 35. Le tre iniziative sono fra loro correlate e si propongono al pubblico e ai partecipanti ai lavori della giornata di studio, come un laboratorio aperto alla discussione e al confronto sul tema del lavoro nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, i cui esiti potranno essere utili nella preparazione di future indagini sul territorio.


SMK Videofactory, The Harvest, 2017

La mostra collettiva inaugurerà sabato 16 novembre 2019 alle ore 13 all’Ospitale di Rubiera (Reggio Emilia), con opere prodotte recentemente sul tema da autori e collettivi come Michele Borzoni di TerraProject, con la serie Workforce, dove la “forza lavoro” è analizzata in vari contesti lavorativi, dall’Icommerce, ai call center, all’impegno di mano d’opera a basso prezzo nei lavori agricoli stagionali (2017), Allegra Martin con la serie I luoghi e i lavori 4.0 (2017), un progetto a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mast di Bologna, Andrea Paco Mariani, del collettivo SMK VideoFactory, con il video The Harvest, (2017) realizzato nelle campagne dell’Agro Pontino, dove viene impiegata in lavori agricoli mano d’opera indiana a basso costo, di William Guerrieri con la serie Bodies of Work (2018), un’indagine sul lavoro e il corpo, in rapporto alla tecnologia, alla Saipem di Marghera e nelle aree circostanti Fincantieri, realizzata per il Comune di Venezia, di Andrea Simi con la serie Poimec, realizzata su una piccola azienda situta nel Tecnopolo di Moncalieri, in Piemonte, che opera prevalentemente sui mercati internazionali (2019).

Oltre a queste opere saranno esposte fotografie provenienti dalla collezione di Linea di Confine,  come la serie Ferrari’s Factory di Olivo Barberi realizzata nel 2003 e la serie Seccoumidofuoco di Paola De Pietri, realizzata nel 2013 nel distretto della ceramica di Fiorano Modenese, alcune fotografie degli anni Novanta  in dialogo fra loro, sia per i contenuti che per gli aspetti formali, di Stephen Shore (dalla serie Luzzara, 1993) e Guido Guidi (dalla serie Lestans, 1998, da collezione privata), che ritraggono operai al lavoro su macchine utensili.

Infine, nel contesto della mostra saranno esposti gli esiti del concorso fotografico Under 35, (maggiori informazioni al sito www.lineadiconfine.org) che prevede l’esposizione delle ricerche di almeno 10 giovani autori sui temi della manifestazione.

Sempre sabato 16 novembre 2019,  si terrà contestualmente alla inaugurazione delle mostre, una Giornata di studio, con i saluti di Laura Moro (IBC Regione Emilia-Romagna) e con la partecipazione del sociologo Aldo Bonomi, dell’urbanista Stefano Munarin, dello scrittore Gianfranco Bettin, dell’architetto Claudio De Gennaro, lo storico della fotografia Antonello Frongia, dei fotografi Jorge Ribalta (Spagna), Olivo Barbieri, Michele Borzoni, William Guerrieri,  Andrea Pertoldeo, Andrea Simi e del regista Andrea Paco Mariani.

Apertura mostra e bookshop
17 novembre – 22 dicembre 2019
Sabato, domenica e festivi  10-13 / 16-19
Altri giorni su appuntamento
Ingresso libero

Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea
L’Ospitale
Via Fontana 2
42048 Rubiera, RE
info@lineadiconfine.org
www.lineadiconfine.orgam