Category: Bacheca viaggiatori

VISITE GUIDATE CON LA LIS. “Succede solo a Bologna”

imagesMusei, monumenti e palazzi storici di Bologna accessibili anche alle persone sorde grazie alle visite guidate realizzate nella lingua dei segni. A promuovere questo progetto è l’associazione no profit “Succede solo a Bologna” insieme al Comune del capoluogo emiliano.

“La novità sta nel organizzare visite in cui udenti e sordi possono ammirare insieme le bellezze della nostra città – dice Fabio Mauri, presidente dell’associazione Succede solo a Bologna –Questo sarà possibile per la presenza sul posto di due guide: un’interprete Lis e una guida turistica autorizzata”. Lo scopo è quello di rendere la cultura fruibile a tutti e al contempo promuovere iniziative d’integrazione sociale. Per poter accedere a una delle visite guidate, basta andare sul sito dell’associazione e selezionare uno dei percorsi. Vicino a ognuno di loro è indicata la presenza o meno di un interprete Lis. “Le prime visite con cadenza fissa partiranno dal 2015 – continua Mauri – dove verranno organizzati dei mini gruppi a cui bisognerà prenotarsi”…

 

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“Di volto in volto”: ritratti di uomini carichi di umanità

Il Cavalier Prato e l’aiutante “Caffellatte”. Foto di Marco Biancucci

Il Cavalier Prato, autore del ‘Parco della Fantasia’ di Macerata, eccentrico signore settantaquattrenne, ex vigile del fuoco, che offre una seconda chance agli oggetti da rottamare e con il suo aiutate “Caffelatte” li ricicla “ad arte”. Il coraggioso Claudio, che nel pieno della crisi economica, a 21 anni e fresco di iscrizione alla facoltà di lettere e filosofia, ha sentito forte il bisogno di ritornare alla terra per prodursi da solo ciò che consuma, ha acquistato un terreno e con l’aiuto di un contadino locale, Giovanni, amico di famiglia ormai novantenne “ma con la vitalità di un bambino”, si è dato all’agricoltura biologica più estrema, la ‘permacoltura’. Poi, Karl ed Elena, un padre nato in Canada e una madre dell’Honduras che scelgono una montagna, un bosco e l’antica casa di un avo a Uscerno, frazione di Montegallo, per metter su famiglia “i due hanno lasciato la città per fare i boscaioli, vivere dello stretto necessario e far nascere i loro figli con il ‘lotus birth’ in casa”.

E ancora: Peppecotto, Cifone, i forzati della strada, chicchirichì, padre Pietro, Pierino, Peppe, Nazzareno. Che cosa li accomuna? Il fatto di essere tutti protagonisti del progetto video-fotografico “Di volto in volto” nel quale due giovani, Giordano Viozzi (video maker e proprietario di Sushi Adv. agenzia di video-comunicazione) e Marco Biancucci (fotografo e titolare di F for Fake e Cantiere 12 progetti) raccontano il sud delle Marche, i suoi personaggi, le loro incredibili storie. “L’idea del format, spiegano gli autori, nasce nel 2010 per darci la possibilità di realizzare un’opera che andasse al di là del nostro lavoro quotidiano ed esprimerci con un tipo di approccio e di stile che sentivamo nostro, ma che difficilmente riuscivamo a far venire fuori nei lavori su commissione e forse anche per metterci un po’ alla prova”.

Padre Pietro “l’abito non fa il monaco”. Foto di Marco Biancucci

“Per realizzare i documentari sono state esplorate città, piccoli centri, contrade, campi polverosi e luoghi lontani da tutto il resto, continuano Viozzi e Biancucci, abbiamo incontrato uomini leggendari, fuori dal comune, protagonisti di gesti e scelte incredibili, carichi di umanità e travolti da un’irrequieta energia creativa, persone audaci, a volte in bilico tra una vita semplice o il disagio, abbiamo conosciuto la bellezza ruvida e inafferrabile di un territorio unico. L’abbiamo vissuta da vicino, ascoltata, guardata negli occhi. E poi con discrezione raccontata”.

L’idea di documentare le storie dei personaggi di un luogo è nata grazie anche ad una citazione di Pier Paolo Pasolini “la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune” e dalla curiosità di scavare e conoscere quello che c’è “oltre la facciata, perché spesso, le storie marginali, raccontano molto di quello che siamo, ci aiutano anche a comprendere meglio la nostra storia, ma forse le abbiamo dimenticate o non vogliamo conoscerle. In fondo ciò che ne deriva può a volte minare le nostre sicurezze”. Le persone ritratte sono state contattate attraverso conoscenze dirette o il passaparola, una volta che il progetto si è fatto conoscere alcune sono state segnalate tramite la pagina facebook. Ad oggi sono 14 le puntate realizzate, completate ognuna da un reportage fotografico.

Claudio, il ‘maestro’ Giovanni e le zucchine. Foto di Marco Biancucci

“Il progetto non ha una scadenza, finché incontreremo persone degne di essere raccontate, ribadiscono gli autori. Abbiamo cercato di scremare quelle figure più ‘macchiettistiche’, ed essere il meno invasivi possibile, perché sapevamo che la persona poteva essere influenzata dalla nostra presenza. A volte non siamo riusciti a concludere la storia che ci interessava, o a pubblicare le puntate, non sempre è facile far comprendere il nostro lavoro. Ci sono capitate persone che non volevano raccontarsi, a volte ci sono state riservatezze a svelare il proprio mondo. Però siamo soddisfatti del mosaico di storie che si sta creando Ci dispiace non avere ancora tra i personaggi una donna, ma ci stiamo lavorando. Crediamo che il senso e il risultato di questa esplorazione, fino ad ora, concludono, è stato un insieme di ritratti, spietati e comici, commoventi e malinconici allo stesso tempo”. Il progetto è anche visibile su youtubeflickr e vimeo. (slup)

Guarda la photogallery. Fonte Redattore sociale

 

Il cammino della musica

La musica è una faccenda molto più sociale che estetica

di Andrea Zuin

Il Cammino della Musica è un viaggio di conoscenza di differenti popoli e culture attraverso l’osservazione ed il confronto della loro musica un progetto multimediale che sfrutta differenti tecnologie, forme artistiche e mass media per trasmettere conoscenza e cultura un reportage, una storia lunga un viaggio e raccontata durante il viaggio.

“Mi chiamo Andrea Zuin, sono laureato in Musicologia e diplomato in Chitarra classica. Sono musicista e viaggiatore, ossia musicoviaggiante.

Durante un viaggio in Paraguay ho avuto un’apparizione: non una madonna o un santo, ma un indigeno Guaranì che mi chiedeva di registrare il rituale che stava facendo con la sua tribù.

Grazie a questa visione da allora viaggio per il mondo per conoscere i popoli attraverso la loro musica, nella convinzione che la musica stessa sia una faccenda molto più sociale che estetica.

Sono il creatore del progetto “Il Cammino della Musica” che mi ha portato a viaggiare in Sud America “Dal Tango alla Musica caraibica”, in Italia “Io Suono Italiano?”, in Centro America e in Sud Africa.

Diffondo le mie ricerche umano-musicali, per mezzo delle più note riviste del settore musicale (Giornale della Musica, FB Folk Bulletin), dirette radiofoniche (Radio 1-2-3, Radio Popolare Network) dirette web TV, lezioni e conferenze, spettacoli e attraverso questo blog.

Gli spettacoli multimediali basati sul racconto dei miei viaggi, sono stati ospitati in più di 100 città in Italia e nel Mondo e mi consentono di finanziare il Cammino..”

Guatelli tra arte e ricordi

Un museo dall’estremo ieri all’estremo domani

di Sabrina Lupacchini

 “Oramai io, che sono entrato in comunione con loro, sento che parlano. A forza di starci insieme agli oggetti, a forza di sentire la loro storia, a forza di sentire la gente che ne parlava, senti che non erano soltanto oggetti ma erano una parte dell’uomo. E’ come se fosse la gente che li ha usati a stare con me, io sono con loro, li sento parlare…”

Tra le tante definizioni che usava per descrivere la raccolta a lui intitolata, Ettore Guatelli ricorreva spesso a quella di “museo dell’ovvio” oppure di “museo del quotidiano”. Martelli, pinze, pale, forbici, botti, pestarole rivestono le pareti seguendo semplici motivi geometrici, riempiono i mobili e le mensole del Museo Guatelli  a Ozzano Taro Collecchio (PR), creando un effetto scenografico carico di suggestioni visive e capace di evocare, attraverso un linguaggio museografico inedito e svincolato da intenti realistici, gesti quotidiani di vita contadina.

Gli oltre 60 mila oggetti custoditi nel museo testimoniano la storia comune di uomini e donne “dell’età del pane”, quando il lavoro nei campi sostanziava di sé il profondo legame dell’uomo con la vita.

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