Category: Luoghi ‘comuni’

Bioarchitetti, geologi, psicologi, paesaggisti: gli esperti si mobilitano per l'”Armonia sociale dei Broghi”

Coinvolgere i cittadini, diffondere pratiche di partecipazione sociale, avviare ricerche e studi di approfondimento del territorio, promuovere iniziative pubbliche di incontro, organizzare convegni e seminari. Sono alcuni degli obiettivi che hanno dato senso alla nascita a Monterubbiano del primo “LaRT” attivato nelle Marche, laboratorio di ricerca-azione territoriale denominato “Monterubbiano– Area della Valle dell’Aso. Mettiamo in salvo la bellezza e abitiamo la memoria”. Sabato 28 ottobre, tappa importante del percorso, presso il Teatro Il Vicolo della Fondazione Diversoinverso (Largo C. Battisti, 13), dove dalle 9.30 alle 17.00, venti professionisti di vari ambiti (urbanistico e territoriale, architettonico e artistico, tecnico, storico e umanistico) si confronteranno sui temi proposti dal laboratorio. Il tavolo tecnico è aperto a tutti.

Monterubbiano, come la maggior parte dei paesi dell’entroterra (non solo marchigiani), pur luogo unico per l’affascinante armonia del suo patrimonio artistico e paesaggistico non è risparmiato dal rischio di abbandono, processo che ha innescato nei cittadini la volontà di trovare soluzioni che potessero invertire questa tendenza. Per questo un anno fa è stato promosso il laboratorio, l’iniziativa fa parte di un progetto nazionale più ampio denominato Ri.U.So (Riabilitazione/riabitazione urbana sostenibile di ambiti antropici di antica fondazione), che annovera, tra le sue finalità: la restituzione di un luogo alla sua identità territoriale; la comprensione del Genius loci e il recupero dei valori ecologici e culturali perduti nonché l’attivazione di nuovi processi culturali e di nuove funzioni urbane e territoriali che producano equità sociale, scienza economica, salvaguardia, sicurezza e recupero dell’integrità formale, ambientale e paesaggistica. L’architetto Carmelo Celona da tempo impegnato nel progetto Ri.U.So dei borghi abbandonati in Sicilia, urbanista e direttore valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del Comune di Messina e i professori Marcel Pidalà e Alberto Ziparo dell’Università di Firenze, coordinano il gruppo LaRT nell’azione di ricerca.

L’evento di sabato porta a termine un’altra importante fase che segue quella del convegno “BAS-Borghi ad armonia sociale. Dalla comprensione al Ri.U. So” organizzato il 17 giugno, sempre a Monterubbiano presso l’auditorium Polo Culturale San Francesco, nel quale esperti, cittadini e amministrazione si sono confrontati sul tema. È in quell’occasione che gli specialisti hanno dato la loro adesione e si sono impegnati ad elaborare la relazione che presenteranno. L’incontro di sabato rappresenta il momento in cui si stabiliranno in modo collegiale, i requisiti tecnici, gli obbiettivi strategici e le prospettive del progetto. Si aprirà quindi con una prima parte dedicata agli aspetti più tecnici e alle misure consigliate dagli esperti e proseguirà dopo la pausa pranzo con il confronto sugli aspetti operativi e attuativi. Sarà un’occasione per tutti i cittadini di conoscere la visione e le soluzioni proposte dai vari professionisti. Coordinerà il Tavolo tecnico l’architetto Carmelo Celona con la collaborazione e la partecipazione degli architetti: Elena Accarino, Melania Muscianisi, Daniela Parisi, Michela Pascucci, Sabina Testa. Domenica 29 ottobre la comunità riaprirà un luogo della memoria l’albergo/ristorante Checco per un pranzo conviviale durante il quale esperti e cittadini potranno condividere sapori e ricordi e gettare i semi per creare piccolo “storie edificanti”, perché “un centro storico, un monumento, sono una risorsa quando una comunità li considera tali, assumendoli come mezzo adeguato ai propri bisogni sociali ed individuali”. Si ringraziano esperti, coordinatori e tutti I cittadini coinvolti, per la loro partecipazione attiva, volontaria e gratuita.

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Protagonisti del Tavolo tecnico interdisciplinare gli esperti:
Per l’Ambito urbanistico e territoriale: Alessio Acciarri (geologo); Giuseppe Capponi (esperto di rischi antropici e naturali), Lorenzo Cellini (paesaggista); Carlo Brunelli (esperto di tipologie e strategie territoriali e urbanistiche); Aldo Del Zozzo (ingegnere trasportista); Filippo Invernizzi (archeologo); Riccardo Picciafuoco (urbanista). Per l’Ambito architettonico e artistico: Fabrizio Torresi (esperto di restauro architettonico); Valerio Fiorentini (storico dell’arte); Michele Pietropaolo (esperto in bioarchitettura, presidente IMBAR sez. Pesaro Urbino), Maria Giulia Tannoia (interior design, esperto di piani del colore). Per l’Ambito tecnico: Filippo Pistolesi (esperto di estimo rurale e catastale); Paolo Menichelli (esperto di regimi energetici alternativi e sostenibili); Natale Reda (agronomo); Fabio Massimiliano Germanà (economista). Per l’Ambito storico e umanistico: Olimpia Gobbi (storico); Luigi Rossi (esperto di storia patria); Gilberto Grossetti (sociologo); Anna Daina (psichiatra).

Salire sul palco per capire se stessi: uno psicoterapeuta come regista

Parte a Roma la prima stagione di teatro terapia diretta dallo psicoterapeuta Giovanni Porta. E’ un teatro, che va oltre la forma del teatro itinerante, per diventare coinvolgente, tanto da aiutarci a superare le nostre difficoltà quotidiane. Sono gli spettatori a salire sul palco e a mettersi in gioco. Non è una scuola di teatro, ma una scuola di vita. Si tratta di esperimenti teatrali per scoprire nuove impreviste forme di adattamento alla realtà.

Il laboratorio avrà una frequenza bisettimanale; ogni incontro durerà due ore e mezza, dalle 20 alle 22,30 e si svolgerà presso il Teatro Keiros, in via Padova 38/a (metro Bologna). Il percorso si articolerà in quattro “blocchi”. Sarà possibile iscriversi solo a uno, a più di uno o frequentarli tutti; ogni “blocco” durerà indicativamente due mesi:

  1. Formazione del gruppo e familiarizzazione con le tecniche teatrali
  2. Contattare se stessi: migliorare la capacità di ascoltarsi per poi esprimersi e mostrarsi agli altri
  3. Approfondire pregi e limiti del proprio modo abituale di stare nel mondo
  4. Evolversi verso nuovi adattamenti creativi

MODULO 1 (ottobre e novembre)
La formazione del gruppo: creare un ambiente accogliente, adatto al lavoro su se stessi

Durante questi primi due mesi, si centrerà l’attenzione sulla capacità di giocare e divertirsi attraverso il teatro. Il gioco come modo per uscire dai normali schemi che ci ingabbiano e trovare un universo ludico all’interno del quale sdrammatizzare i propri problemi. Costruire un contatto umano autentico tra le persone che partecipano al laboratorio, in cui ognuno sperimenti sia la difficoltà del nuovo sia la possibilità di trovare una propria dimensione.

Presentazione
Movimento nello spazio
Giochi di improvvisazione
Giochi di fiducia
Allenamento ala creatività
Costruiamo insieme delle storie

MODULO 2 (dicembre e gennaio)
Il contatto con se stessi. La capacità di esprimere e mostrarsi attraverso il mezzo artistico

Una volta formato e “rodato” il gruppo sarà possibile addentrarci più a fondo nelle tecniche di teatroterapia. Durante questi due mesi, lavoreremo sulla capacità di ascoltare, accettare ed esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri attraverso il mezzo artistico. Mostrarsi a se stessi per arrivare a mostrarsi anche agli altri: conoscere il proprio peculiare modo di farsi conoscere e sperimentare magari qualche modo nuovo.

Le emozioni
La meditazione
Raccontare la propria storia (anche tramite foto e ricordi)
Il disegno
La maschera delle cose vietate (lavoro su obblighi e divieti familiari)
Gli schemi / ordini familiari

 

MODULO 3 (febbraio – marzo)
Approfondire pregi e difetti del proprio modo abituale di stare nel mondo.

Una volta conosciuto un po’ più approfonditamente il proprio modo di stare nel mondo, lavoreremo in questi due mesi sui propri limiti abituali: su ciò che vogliamo e che fatichiamo a ottenere, sui nostri blocchi e paure. Ognuno avrà la possibilità di utilizzare il mezzo artistico per “camminare vicino ai propri limiti”, aumentando la consapevolezza sia dei propri desideri che dei mezzi atti a raggiugerli.

Introduzione sulla psicologia del carattere
Il carattere: limiti e pregi
Accettare i propri desideri: cosa vorrei ma ho difficoltà a raggiungere?
Sperimentazione di soluzioni non abituali all’interno del lavoro di gruppo

MODULO 4 (aprile e maggio)
L’evoluzione verso qualcosa di nuovo

L’ultima parte del laboratorio sarà finalizzata alla solidificazione, tramite il mezzo artistico, delle conquiste ottenute durante tutte le fasi del percorso. Ad ognuno verrò chiesto di costruire un seguito alla propria storia personale, essendone sceneggiatore e interprete: un percorso di ricerca di un finale diverso dal solito che possa magari influenzare positivamente anche la vita al di fuori del teatro…

Interpretare un personaggio complementare al mio “solito”
Scrivere una nuova storia
Portare in scena parti nuove e vecchie di se stessi

Costo: 60 € per due incontri mensili da 2,5 ore l’uno
Conduttore: Giovanni Porta.

Al #MuseoDelleMura i racconti dei bambini in fuga

Nel mondo, quasi la metà della popolazione rifugiata è costituita da bambini, molti dei quali trascorrono tutta la loro infanzia lontano da casa e dalle loro famiglie. Promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura  “Ti racconto la mia storia” è una mostra fotografica sui bambini e sugli adolescenti che, in America Latina, sono costretti a fuggire dalle loro case per la violenza e le persecuzioni subite.

Le fotografie di Ricardo Ramirez Arriola, Luis Eduardo Parada Contreras, Regina De La Portilla, Miguel Gutierrez, Tito Herrera, Santiago Escobar Jaramillo, Viviana Murillo, Encarni Pindado e Daniele Volpe, scattate nel 2015 e 2016 in Colombia, Ecuador, Guatemala, Honduras, Messico e Venezuela, raccontano la vita di questi bambini in fuga, svelano i loro volti e quelli delle loro famiglie, permettono di affacciarci nella loro quotidianità, di sentirne il calore, di capire da dove vengono. Al tempo stesso, la fotografia è uno strumento che può aiutarci a prendere coscienza di realtà problematiche quali la violenza, la fuga e la ricerca di un posto sicuro.

La mostra fotografica è finanziata dalla direzione per gli Aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea (ECHO). Sono 75 milioni i bambini che oggi non possono andare a scuola a causa di emergenze umanitarie. Per ECHO, fornire a questi bambini un luogo sicuro dove ricevere istruzione non rappresenta solo un obbligo salva-vita, ma anche l’unica maniera per garantire un futuro a loro e alle loro comunità.

L’UNHCR lavora in America Latina per rispondere ai bisogni di un crescente numero di sfollati, assicurare la protezione dei rifugiati e degli apolidi e per promuovere soluzioni durevoli.

Ti racconto la mia storia – Bambini in fuga in America Latina
Museo delle Mura, Via di Porta San Sebastiano 18, Roma
dal 30 settembre al 12 novembre 2017

http://www.museodellemuraroma.it/
Twitter: @museiincomune
www.museiincomune.itwww.zetema.it

In Italia, Turchia e Nepal, i “Murales senza frontiere” raccontano mondi possibili e senza confine

L’arte non ha confini, attraversa ogni muro, è un ponte capace di collegare le persone al di là della loro appartenenza geografica, politica, religiosa, generazionale. Al di là di ogni possibile diversità. Lo sanno bene gli ideatori di Murales Senza Frontiere progetto di promozione sociale proposto all’organizzazione no-profit “Her Yerde Sanat” Mardin (Turchia) in collaborazione con l’associazione italiana Circo all’inCirca di Udine, presente da diverso tempo nel Kurdistan Turco. Lo scopo per cui nasce è quello di realizzare laboratori d’arte formativi in contesti di disagio urbano, ispirandosi a simboli di pace, tolleranza e rispetto dei diritti umani e scegliendo la creatività “come mezzo educativo quotidiano per lo scambio comunicativo”.

Nel biennio 2014/2015 più di 100 bambini siriani, turchi e kurdi, delle scuole elementari di Mardin hanno partecipato ai laboratori di pittura su pannelli scenografici e alla decorazione di un murales collettivo lungo 50 metri. Partecipavano al programma “Play for no war – Social art school”. I disegni realizzati sono stati utilizzati come bozzetti per la composizione del dipinto finale appoggiato logisticamente e patrocinato dal Museo Archeologico e dalla municipalità di Mardin. Negli anni 2016 e 2017 uno sviluppo incrociato del progetto con l’Italia, atto a sensibilizzare nell’ambito del programma scolastico il tema dei confini, è stato avviato presso la scuola primaria Alberto Azzolini, qui nove classi hanno partecipato alla decorazione del giardino esterno completando 160 metri quadrati di superficie con il patrocinio del comune di Mirano (Venezia).

Foto: Murals Without Borders/Her Yerde Sana

Motivare i giovani e la popolazione locale a combattere gli stereotipi che nascono in zone dove il concetto di frontiera si irrigidisce; dando l’opportunità di rispettare il territorio lavorando sui contrasti esistenti, condividendo i risultati apertamente con la comunità” è questo un altro obiettivo di Murales Senza Frontiere. L’idea primaria, spiegano i responsabili, si basa sul tentativo di “combattere l’esclusione sociale divenuta un fenomeno sempre più insostenibile soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, proponendo diverse attività manuali atte a rivitalizzare gli stimoli comunicativi personali e collettivi”. La realizzazione di un’opera d’arte “pubblica” ha il merito di mettere “tutti nelle condizioni di agire concretamente sul proprio contesto quotidiano facendo acquisire ai giovani e alla popolazione della città una rinnovata consapevolezza delle proprie capacità, smorzando così la mancanza di fiducia in sé e nelle potenzialità del proprio territorio”.

Murales Senza Frontiere coinvolge artisti nazionali e internazionali. Il prossimo progetto sociale sarà presso la Steiner Academy di Kathmandu (Nepal) in collaborazione con Green Farm Movement di Bologna che “sta raccogliendo partecipanti al fine di finanziarne la realizzazione secondo una formula di turismo sostenibile, proponendo un programma multidisciplinare diretto agli alunni e ai viaggiatori, interessati a vivere un’esperienza di arte sociale congiunta”. Il programma prevede la realizzazione di un murales nella scuola di ispirazione steineriana con la partecipazione degli insegnanti locali e 40 bambini. Questo laboratorio “partecipato ed itinerante”, sarà congiunto ad un altro realizzato in una fattoria didattica e centro di ricerca in permacultura, situata in un piccolo villaggio distante qualche ora dalla capitale. Il viaggio è previsto tra l’8 e il 19 gennaio, vi possono partecipare dalle 4 alle 8 persone. Artisti e viaggiatori saranno non solo fruitori ma “attori attivi nella costruzione dei dipinti murali”. (sabrina lupacchini/slup)

Fonte: Redattore sociale

La bellezza contro il terrorismo. La chiamata alle arti del comune di Firenze

Si chiama #Florencecalling la ‘chiamata alle arti’ promossa dal Comune di Firenze. In cosa consiste? In una gara internazionale di idee che servirà “a trovare soluzioni innovative in grado di selezionare dispositivi di protezione della città che siano elementi di arredo urbano di qualità”. Un concorso che ha il
preciso scopo di usare la bellezza dell’arte per proteggersi dal terrorismo.

Oggi la pubblicazione del bando, sulla rete civica del Comune di Firenze e rivolto ad aziende, scuole, progettisti, creativi e studi professionali, “servirà a raccogliere idee per la realizzazione di una nuova generazione di sistemi di difesa passiva a protezione degli obiettivi sensibili” selezionando protezioni “in grado di non compromettere, anzi di migliorare la qualità estetica e urbana degli spazi pubblici del centro storico di Firenze e di altre città”.

“Non possiamo permettere ai terroristi di allontanarci dai luoghi pubblici, dai nostri spazi aperti e bellissimi, dalle nostre piazze storiche” spiega il sindaco Dario Nardella “la nostra risposta all’odio del terrorismo è nell’arte e nella bellezza”

“Non accettare il ricatto del terrorismo” è questo il messaggio che Firenze lancia ai creativi e alle città di tutto il mondo, ha detto l’architetto Boeri -che ha lanciato l’idea del concorso,  l’invito è”trasformare la necessità di proteggerci da chi minaccia la morte, nell’opportunità di inventare nuove architetture generatrici di vita, per lo spazio pubblico delle nostre città”. Le proposte saranno valutate da una specifica commissione, presieduta dal sindaco Dario Nardella e dall’architetto Stefano Boeri e con la presenza dei rappresentanti delle istituzioni che hanno collaborato alla stesura del bando.

Nel bando, scaricabile sulla Rete civica del Comune di Firenze  viene ammessa la possibilità di ospitare alberi, piante e componenti vegetali che non ostacolino la visione dei monumenti e garantiscano una manutenzione sostenibile.

 

(sabrina lupacchini/slup)