Archive for: settembre 2nd, 2017

“L’arte in tasca”: calendarietti, réclame e grafica 1920-1940. Piccoli capolavori dell’Art Déco

Les fleurs niçoises Bruyère,1930-40, Pubblicità profumeria Cosmydor, Parigi, Etichetta per scatola di saponi profumati

Al Museo della Figurina di Modena, una mostra sui piccoli capolavori dell’Art Déco: i calendarietti tascabili, piccoli omaggi profumati nati tra il 1920 e il 1940 dal talento di artisti, grafici, pubblicitari e illustratori dell’epoca.

A Palazzo Santa Margherita (corso Canalgrande 103, Modena), dal 15 settembre 2017 al 18 febbraio 2018, L’arte in tasca. Calendarietti, réclame e grafica 1920-1940, a cura di Giacomo Lanzilotta, approfondisce una forma d’arte molto diffusa in quel ventennio che intercorre tra la due guerre mondiali e che vede anche la nascita e l’evoluzione dell’Art déco: i calendari da tasca, i cosiddetti ‘calendarietti del barbiere’, rappresentati in mostra da ottanta esemplari, per un totale di oltre 300 immagini, accanto ai prodotti affini a quel mondo – réclame, etichette, confezioni di profumi, cosmetici e oggetti rari come un curioso apparecchio spuzza-profumo a monete degli anni Trenta  – in un percorso espositivo suddiviso per tematiche (dalla profumeria alla seduzione fino al fascino dell’Oriente, passando per letteratura e spettacolo)  e illustratori.

La mostra è prodotta in occasione del festivalfilosofia 2017, dedicato quest’anno alle Arti, dal Museo della Figurina in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

“Non fermo il tempo, ma imparo ad accettarlo”. A Milano “NOI” la mostra di Francesca Piovesan

NOI

Il Comune di Milano, CRAMUM e la Fondazione Cure Onlus presentano giovedì 7 settembre, alle ore 18:00, allo Studio Museo Francesco Messina, la mostra NOI di Francesca Piovesan, curata da Sabino Maria Frassà. All’interno della Chiesa di San Sisto, oggi Studio Museo Francesco Messina, l’artista, che vinse il premio cramum come miglior artista nel 2015, presenta il nuovo ciclo di opere “Gli Specchianti”, frutto della collaborazione con artigiani muranesi.

L’artista non si limita a rivisitare lo specchio veneziano, ma lo fa evolvere, caricandolo di significato e di inedita dimensione scultorea. La parte interna di ogni opera – a prima vista una scatola di legno scuro – è ricoperta di specchi veneziani. All’interno di questi specchi Francesca, dopo averci impresso il proprio corpo, riesce a sviluppare fotograficamente la propria immagine, grazie alla reazione che avviene tra l’argento della specchiatura e i sali minerali e grassi lasciati dal corpo sul vetro.  Come ricorda il curatore, Sabino Maria Frassà, <<lo spettatore può scegliere se essere più o meno parte dell’opera, aprendo e schiudendo le “scatole”, decidendo se e come specchiarsi e se e come interagire sia con il proprio corpo – riflesso – sia con il corpo dell’artista, “intrappolato” all’interno dello specchio. Con questa scelta è quindi lo stesso spettatore – “l’altro” – a scegliere se abbracciare la visione del mondo proposta, il “Noi”, oppure continuare a vedere l’“io” separato dall’“altro”. Francesca Piovesan cerca così di ricomporre tale frattura, non cancellando l’Io, ma arricchendolo di un Noi. Guardandomi nello specchio io mi conosco perché non contemplo solo me stesso, ma vedo nello stesso riflesso l’altro, ovvero il mondo che mi circonda nella sua totalità di cui anche io faccio parte>>.

Francesca Piovesan parlando del suo lavoro: “le mie opere non sono fotografie che si possono modificare o migliorare: quella impressa nello specchio sono “fisicamente” io in quel momento: nello specchio lascio sali minerali, grassi, ovvero parti del mio corpo. I miei “specchi” non mi migliorano ed anzi, visti da vicino, mostrano tutte le mie naturali imperfezioni e anche quei difetti che la maggior parte delle donne preferirebbe non vedere o nascondere. In realtà non ci sono difetti: se guardo un corpo umano, non posso che perdermi in esso, nella sua insita perfezione e complessità. La nostra pelle è come una mappa straordinaria che continua a lavorare nel tempo. Nulla è eterno, neanche l’opera d’arte. Con le mie opere non fermo il tempo, ma imparo ad accettarlo, raccontando il tempo che passa e cercando di interiorizzare la stessa finitezza e precarietà dell’esperienza umana”
Studio Museo Francesco Messina
via San Sisto 4/A, 20123 Milano
8 settembre – 24 settembre 2017
Inaugurazione: 7 settembre, h 18.00
mart-dom 10.00-18.00
Promotori: CRAMUM e Studio Museo Francesco Messina
In collaborazione con: Fondazione Cure Onlus, Comune di Milano
Media Partner: Ama Nutri Cresci
INGRESSO GRATUITO
telefono 02 86453005 – 3341539578

Al Festival Tutti Matti per Colorno i “repertori dei matti” monologo di Paolo Nori

Foto Paolo Nori

Nell’ambito della X edizione del Festival Tutti Matti per Colorno e in collaborazione con il Festival 2017, lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma ospiterà  domenica 3 settembre alle ore 11.30, all’interno degli spazi dell’Abbazia di Valserena, il monologo dello scrittore Paolo Nori, dal titolo Repertori dei matti delle città di Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Andria, Livorno, Reggio Emilia, Lucera e capitanata e Genova con particolare riferimento al Repertorio dei matti della città di Parma, inserito nel programma ufficiale del Festival.

Nelle parole dello stesso Nori, Repertori dei matti delle città di Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Andria, Livorno, Reggio Emilia, Lucera e capitanata e Genova con particolare riferimento al Repertorio dei matti della città di Parma è una lettura comparata di dodici libri, dal Repertorio dei pazzi della città di Palermo di Roberto Alajmo, al Repertorio dei matti della città di Parma, a cura di Paolo Nori, che sono libri dove per matto si intende quel che dice Giorgio Manganelli in un saggio dove spiega perché ha cominciato a scrivere, e dice che ha cominciato perché non era capace di allacciarsi le scarpe, e dice che, per quelli che scrivono, il matto è un po’ un esempio da imitare, la figura archetipa: è ovvio che non si valuta un matto: non si dice “costui è un matto ‘bravo”, non ci sono matti migliori di altri; un matto è un capolavoro inutile, e non c’è altro da dire, scrive Manganelli, e una delle cose che è saltata fuori dal lavoro su questi repertori, è il fatto che i matti di Bologna, e quelli di Parma, per esempio, sono dei matti completamente diversi; è come se fare il matto a Bologna e farlo a Parma volesse dire fare due mestieri diversi, con delle sintassi diverse, uno sguardo sul mondo diverso, delle possibilità diverse, e tante altre cose”.

Paolo Nori, nato a Parma nel 1963, abita a Casalecchio di Reno e scrive dei libri.

Lo spettacolo si terrà all’interno dell’Archivio-Museo CSAC. L’ingresso all’Archivio-Museo CSAC è di 10 euro, con uno sconto del 20% sul biglietto del museo per tutti coloro che indosseranno la spilla del Festival Tutti Matti per Colorno (8 euro, anziché 10 euro) e uno sconto del 50% a coloro che presenteranno il biglietto per uno degli spettacoli a pagamento in cartellone durante il Festival TMPC (5 euro, anziché 10 euro). L’ingresso per gli under 13 sarà gratuito, e gli sconti saranno validi per tutta la durata del Festival.
Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fondato nel 1968 da Arturo Carlo Quintavalle e situato nell’Abbazia cistercense di Valserena, raccoglie e conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo. Un patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte (oltre 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni), Fotografia (con oltre 300 fondi e più di 9 milioni di immagini), Media (7.000 bozzetti di manifesti, 2.000 manifesti cinematografici, 11.000 disegni di satira e fumetto e 3.000 disegni per illustrazione), Progetto (1.500.000 disegni, 800 maquettes, 2000 oggetti e circa 70.000 pezzi tra figurini, disegni, schizzi, abiti e riviste di Moda) e Spettacolo (100 film originali, 4.000 video-tape e numerosi apparecchi cinematografici antichi).

Lo CSAC oggi è uno spazio multifunzionale, dove si integrano un Archivio, un Museo e un Centro di Ricerca e Didattica. Una formula unica in Italia, che mantiene e potenzia le attività sino ad ora condotte di consulenza e collaborazione all’istruzione universitaria con seminari, workshop e tirocini, di organizzazione di mostre e pubblicazione dei rispettivi cataloghi (oltre 120 dal 1969 ad oggi), e di prestito e supporto ad esposizioni in altri musei tra cui il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Tokyo Design Center, Triennale di Milano e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid.

 

“Architettura per la Natura”: NOW Summer School al Vigne Museum

Dal 7 al 10 Settembre 2017 parte la NOW Summer School, primo progetto di formazione promosso dall’azienda Livio Felluga, che si svolgerà al Vigne Museum (Vigneti Livio Felluga e Abbazia di Rosazzo, Udine) installazione permanente di Yona Friedman 

Architettura per la Natura” è questo il tema: 12 giovani architetti, coordinati da NOW – New Operation Wave, parteciperanno ad un’esperienza formativa in stretto contatto con il territorio, dettata da un nuovo approccio rivolto alla formazione che NOW ha elaborato  nei suoi due anni di attività. 

NOW – New Operation Wave è una rete operativa internazionale, supportata da Zerynthia Associazione per l’Arte Contemporanea ODV, che opera attraverso i principi di autogestione, di condivisione esperienziale e confronto diretto tra i vari partecipanti, giovani interpreti della cultura contemporanea, che hanno aderito ad un network cresciuto e consolidato nel tempo attraverso una serie di check-point, organizzati a livello internazionale dal 2015. L’intenzione è di creare piccoli gruppi critici di lavoro per sviluppare un progetto legato all’arte, all’architettura, al design, per la formazione di una generazione partecipativa e attiva sul campo.

I giovani architetti, artisti, curatori e studenti coinvolti nella Summer School provengono dai poli accademici di Architettura, di Belle Arti e di Design, nonché istituzioni già legate alla realizzazione di architetture mobili di Yona Friedman.

Il Vigne Museum riflette su tematiche legate al Paesaggio, alla tutela del Territorio e all’indagine del rapporto Uomo/Natura per uno sviluppo consapevole della nostra società e del nostro habitat. Rappresenta la nuova frontiera dell’essere Museo: un luogo aperto, senza pareti che guarda alla natura, al territorio e alla sua storia, all’architettura e all’agricoltura quali espressioni dell’uomo nel Paesaggio.

Su consiglio di Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle, i partecipanti alla Summer School progetteranno delle facciate green a supporto dei moduli che compongono il Vigne Museum, utilizzando i materiali di scarto strettamente legati al Territorio, scoperti durante i sopralluoghi e reinventandoli seguendo il pensiero di Friedman, nel rispetto dei criteri di autonomia, adattabilità, sostenibilità, auto-organizzazione e auto-pianificazione.

L’artista Thaer Maarouf spedisce ai leader mondiali le scarpe dei profughi siriani

Dirty messages” si chiama così il progetto artistico-concettuale dell’artista siriano Thaer Maarouf attraverso il quale vuole abbattere i confini spedendo “messaggi sporchi” a 12 destinatari (i  presidenti di Stati Uniti, Polonia, Francia, Italia, Russia, Egitto, i primi ministri inglese e australiano, il presidente del governo spagnolo e indirizzi random in Ungheria, Grecia e Libano). I “Dirty messages” sono scatole che contengono le scarpe usate da profughi siriani (uomini, donne, bambini) in fuga dalla guerra. Ogni pacco contiene una lettera personale. Un QR code con un link a un video  prova a spiegare cosa significhi fuggire dal proprio paese

Fonte: Redattore sociale