Tango Therapy with Parkinson

Basically, tango therapy is a therapeutic technique that uses the Argentinean tango dance and the candombe, milonga, tango and criollo waltz music integrated with special exercises in order to help people feel happy and to connect with the most healthy aspects of their bodies, their lives. This is a session developed for people with Parkinson’s disease. Sessions start with simple and gentle breathing exercises. Walking, the base of Tango will be the next step. And, slowly, we introduce the embrace and you will start to enjoy the Tango dance. Tango improves balance. Using the traditional tango, female dancers move backwards encouraging themto relearn how to move. Tango boosts confidence makes you happier improves walking, posture, balance and confidence.

Tango Therapy UK: http://www.tangotherapy.co.uk
International Association of Tango Therapy: http://www.tangoterapia.org/
Parkinson’s Disease Society: http://www.parkinsons.org.uk

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Guatelli tra arte e ricordi

Un museo dall’estremo ieri all’estremo domani

di Sabrina Lupacchini

 “Oramai io, che sono entrato in comunione con loro, sento che parlano. A forza di starci insieme agli oggetti, a forza di sentire la loro storia, a forza di sentire la gente che ne parlava, senti che non erano soltanto oggetti ma erano una parte dell’uomo. E’ come se fosse la gente che li ha usati a stare con me, io sono con loro, li sento parlare…”

Tra le tante definizioni che usava per descrivere la raccolta a lui intitolata, Ettore Guatelli ricorreva spesso a quella di “museo dell’ovvio” oppure di “museo del quotidiano”. Martelli, pinze, pale, forbici, botti, pestarole rivestono le pareti seguendo semplici motivi geometrici, riempiono i mobili e le mensole del Museo Guatelli  a Ozzano Taro Collecchio (PR), creando un effetto scenografico carico di suggestioni visive e capace di evocare, attraverso un linguaggio museografico inedito e svincolato da intenti realistici, gesti quotidiani di vita contadina.

Gli oltre 60 mila oggetti custoditi nel museo testimoniano la storia comune di uomini e donne “dell’età del pane”, quando il lavoro nei campi sostanziava di sé il profondo legame dell’uomo con la vita.

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Teatro nel sociale

Teatro  sociale

di Roberta Fonsato

Quando si parla di Teatro Sociale bisogna rifarsi al significato primo di teatro, al suo valore, alle origini. Infatti il teatro nasce da “un’esigenza sociale”, nel senso che la sua prima funzione è stata soddisfare e favorire la comunicazione. Presso tutti i popoli dell’antichità simboleggiava la prima forma di rappresentazione della realtà: si pensi alle prime cerimonie, che avevano appunto la funzione di mettere in comunicazione l’uomo e il soprannaturale. Si arriva poi alla civiltà greca, dove il teatro trova la sua più alta realizzazione del mondo antico: esso assolveva pienamente al suo ruolo sociale, era il fulcro, anche fisico, dove si realizzava l’intera vita della comunità: la cultura, la storia, la religione, la politica.

Con il termine “teatro sociale”, ci si vuole soffermare proprio sulla necessità di restituire tale valore al teatro, un ritorno quindi alla sua funzione prima. Oggi però per “teatro sociale” si intende il teatro dei diversi, quello che si fa con i portatori di disagio psichico o nelle comunità di tossicodipendenti o nelle carceri per intenderci, tale teatro ha quasi un significato di confine, marginale o emarginato, sicuramente lontano dalla centralità sia fisica che civile delle origini. Pertanto, sarebbe meglio chiamare il teatro che svolge la sua attività in contesti di disagio, “teatro nel sociale”, per indicare la sua destinazione di lavoro.

Il teatro nel sociale ha bisogno di attenzioni particolari e ha bisogno di essere tutelato. Ci sono in particolare due problematiche che mi stanno a cuore: da una parte, ci s’ imbatte di frequente in spettacoli, dove i partecipanti vengono mostrati, spettacolarizzati a seconda dell’esigenza o della necessità; d’altra parte, spesso l’aspettativa del risultato (la necessità di una rappresentazione pubblica o il desiderio di vedere un cambiamento) compromette l’esito stesso di un laboratorio. Si deve fare quindi molta attenzione a non confondere la propria aspettativa, da qualunque parte essa arrivi, con quello che può essere davvero un risultato.

Quando penso al teatro mi piace dunque pensare al recupero della sua funzione ontologica propriamente sociale e socializzante, di aggregazione e condivisione.

Dal percorso espressivo alla Mostra

“L’arte del qui ed ora” è una mostra frutto di un percorso di 3 mesi, comprende opere realizzate dagli ospiti del Centro diurno Alzheimer Fondazione Roma. Il Centro Alzheimer, diretto dalla prof.ssa Luisa Bartorelli, sperimenta da tempo la musicoterapia. È la prima volta che propone un’esperienza di arteterapia, inserendo nelle sperimentazioni già in corso con la mediazione artistica, anche l’espressione grafico-pittorica. Tra le strategie non farmacologiche proposte ai pazienti affetti da demenza, la musicoterapia è diffusa ed inizia ad avere diverse evidenze scientifiche sulla validità del suo utilizzo in tale patologia. L’arteterapia invece è ancora poco sperimentata. Questo progetto vuol contribuire a inserire tra le attività di riattivazione una nuova metodologia espressiva che coinvolga oltre agli ospiti, anche le operatrici abituali, che così hanno la possibilità di conoscere nuovi strumenti di lavoro. Il percorso espressivo, condotto dalla psicologa Silvia Ragni del Centro Diurno e dall’arteterapista Loredana Alicino, supportate dalle altre operatrici, ha coinvolto i 24 ospiti che afferiscono al Centro diurno in due turni settimanali di 12 persone. Le tecniche proposte sono di immediata esecuzione, utilizzano gesti semplici, ancora perfettamente padroneggiati dai pazienti, per evitare il confronto con un’abilità posseduta precedentemente e ora compromessa. Permettono di realizzare composizioni raffinate sul piano estetico, e facilitano il passaggio al valore simbolico dell’immagine.
La mostra presenterà 48 opere realizzate al Centro Diurno, selezionate tra le tecniche di Suminagashi, Collage, Colla farina e Monotipo e sarà visitabile durante il periodo festivo dalle 15 alle 17.
Un catalogo delle opere, con la spiegazione delle tecniche e del processo arteterapeutico completa questo percorso che ha coinvolto fortemente pazienti e operatori.

L’ARTE DEL QUI ED ORA – UN PERCORSO DI ARTETERAPIE
Centro Diurno Alzheimer Fondazione Roma

Via A. Poerio 100, Roma
Per informazioni:Centro Diurno Alzheimer 06-58899324
silviaragni62@gmail.com, info@alzheimeruniti.it

Fonte: Nuoveartiterapie

Gamba trista

Gamba trista

Gamba trista di Francesco Filippi (Studio Mistral) vince la sezione Corti di Fiction del Premio L’anello debole edizione 2011 della Comunità di Capodarco: un’opera di animazione che racconta in modo divertente, senza retorica o pietismi, la storia di un ragazzo nato con le gambe molli.  Gamba Trista ha gambe molli e i suoi compagni di scuola lo annodano dappertutto. Lui sopporta e ci scherza su, ma gli piange il cuore quando Rose, la bambina che gli piace, scappa via terrorizzata ogni volta che lo vede annodato. Un giovane disabile dalle gambe molli ma dalle braccia talmente forti che riesce a volare.

 

 

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