GRIDO: l’arte tra sogno e bi-sogno d’amore

A cura di RoSaVida Produzioni

Debutta “GRIDO” il 25 febbraio 2012 alle ore 21 presso il teatrino privato della Fondazione DiversoInverso a Monterubbiano (FM).

Autoprodotto a costo zero GRIDO Recital è un Progetto RoSavida nato grazie alla volontà di sei artisti che hanno fatto del loro incontro un’occasione di confronto e  sperimentazione. Testo, musica, recitazione, disegni, video e danza: lo spettacolo è un collettore di arti e di esperienze che si muovono alternandosi e a volte sovrapponendosi per dare forma e voce al grido profondo racchiuso in ogni unica e irripetibile esigenza d’amore. L’idea iniziale è stata quella di raccogliere delle poesie scritte negli anni che attraversano il vivere umano, l’amore, la disillusione, l’incapacità, la speranza, la bellezza e la crudeltà dei sentimenti, la persistente e caparbia volontà di amare.

“In questa città siamo tutti dei fantasmi, essenze mobili e vaganti, che appaiono e scompaiono”, la riflessione affronta il senso delle nostre essenze di esseri umani “che ingenuamente e atrocemente respirano… amore” che nei sentimenti riversano, versano e con distrazione spesso, perdono pezzi di sé stessi “carne umana”. I bisogni rendono vulnerabili, ci espongono all’altro, fragili e in attesa. Chi non ha provato il “vuoto del pieno amore” quando la speranza di invecchiare insieme abbracciati, si è sostituita alla realtà della privazione dell’altro, della solitudine “siamo vulnerabili illusioni, un grido si dipinge nei nostri occhi”.

Lo staff. Rosetta Martellini e Roberta Fonsato, voci narranti  di tanti interiori gridi, rappresentano le due facce della stessa anima, l’anima di una donna, del suo incedere nella vita e nei sentimenti. Rosetta ci conduce con maestria interpretativa raffinata e sottile dai toni leggiadri e gioiosi, attraverso la bellezza, la sensualità e l’incanto a tratti malinconico del cosiddetto “Amore”. Roberta  è il contraltare chirurgico, tagliente a tratti fastidioso del disincanto amoroso.

Fanno da sfondo come affreschi inesorabili i segni “animati” di Sabrina Lupacchini, che con magia onirica avvolgono e accolgono le parole, parole mute, urlate col tratto senza fare rumore. Linee bianche e nere si muovono morbide sfilano davanti ai nostri “occhi che esplorano”. La musica originale eseguita dal vivo da Roberto Bellavigna ci prende per mano e ci accompagna in questo viaggio, dove siamo “specchi del nostro dentro” generi musicali differenti,ma unica persona. Il passo danzato di Anibal Castro che conclude lo spettacolo è di nuovo un ritrovarsi, un riconoscere sé e l’altro “due destini possono incontrarsi, aspettarsi, lasciarsi e chissà ….riprendersi”. Per raggiungere l’unione  i passi sicuri e sinuosi di Anibal si muovono verso l’incontro…attraverso un tango. Luci e audio sono affidati all’estro imprevedibile di Jimmy Cerquetella.

Lo spettacolo continua, perché è continua la vita, tra funambolici e fantasiosi “Bisogni…e bi-Sogni”.

Fantasmi o no…scegliamo. Amiamo?

 

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robertafonsato@asia.com

SCHEDA TECNICA

INTERPRETI: ROSETTA MARTELLINI, ROBERTA FONSATO E ANIBAL CASTRO
MUSICA originale eseguita dal vivo: ROBERTO BELLAVIGNA
TESTI: ROBERTA FONSATO
DISEGNI E VIDEO: SABRINA LUPACCHINI
REGIA AUDIO e LUCI: JIMMY CERQUETELLA
REGIA: ROBERTA FONSATO

Cast: 2 attrici, 1 ballerino, 1 musicista, 1 regia immagini e filmati, 1 tecnico audio luci

Service: attacco luce con almeno 3 kW; impianto 2 luci bianche con possibilità mixer luci; impianto audio 2 casse 3 monitor -3 microfonini o 3 microfoni fissi con asta- 1 mixer audio  entrata jack stereo; telo proiezioni; proiettore computer

L’arte non ha mai pareti

Artesociale.it, un nuovo magazine online e uno spazio di condivisione

Andrea Braconi  – Corriere News


Roberta Fonsato
, dramma-terapeuta. Sabrina Lupacchini, art-counselor e documentarista sociale. Dietro (e dentro) Artesociale.it ci sono loro due, le loro esperienze e soprattutto la loro voglia di lasciar incrociare arte e sociale attraverso un magazine online.

“ARTeSOCIALE è prioritariamente uno spazio di condivisione. Nasce in modo molto spontaneo, ma con un tempo di incubazione lungo, maturato negli anni, attraverso personali sperimentazioni artistiche nell’ambito sociale e non solo. L’esigenza è quella di riflettere sul ‘senso sociale’ dell’arte, sul suo significato e sull’importanza dei possibili impieghi nella forma terapeutica ed espressiva. Temi di rilievo vecchi nel tempo umano, ma mai come oggi così ricercati e approfonditi, attraverso i quali si possono esperire valori, riscoprire i piaceri del fare, recuperare il bisogno di cultura e di incontro. Si parla molto di arte e di sociale, ma poco della loro integrazione, o meglio le due realtà sembrano spesso scollegate o prestate una all’altra. Un conto è l’arte sociale, un altro è l’arte nel sociale. L’arte è già di per sé sociale, in quanto ha una funzione propriamente comunicativa, collettiva e socializzante, aggrega e fa condividere. Lasciarle separate non rispetta di fondo la loro essenza.”

Quanto hanno inciso le vostre esperienze personali, soprattutto in ambito professionale, per la creazione di Artesociale.it? “Ci occupiamo di arte da anni e le varie esperienze nel sociale hanno accompagnato i nostri percorsi di vita e viceversa; la creazione del magazine è stato come un approdo naturale, abbiamo seguito un’impellenza creativa, rispondendo ad un bisogno personale di uno spazio che potesse dare e ricevere un’altrettanta condivisa impellenza. E così, molto semplicemente, abbiamo unito alla passione artistica il legame sociale.”

Come riportato nella presentazione, siete impegnate anche a promuovere idee creative, progetti, eventi, seminari, momenti di formazione, baratti di “saperi”. ”Intendiamo raccogliere quanti più articoli possibili e creare una documentazione sul tema. Per questo chiediamo il contributo di tutti e a quanti ci seguiranno di partecipare attivamente alla sua realizzazione attraverso la pubblicazione dei vari materiali. L’idea è quella di promuovere molti artisti, che spesso rimangono sconosciuti, artisti che creano tra le mura domestiche, in centri diurni, residenziali, comunità, che non hanno spazi dove “esporre” le loro opere. Artisti di grande levatura che, condividendo la loro arte, non offrono la loro funzione sociale perché “risiedono” in contesti comuni o di veste “sociale”, ma “barattano” in quanto artisti, appunto, il loro sentire. L’arte non ha pareti che ne definiscono la funzione, ma semplicemente luoghi emotivi che arricchiscono coloro i quali la vivono e la partecipano.”

Musica curativa

Cure palliative ansia ridotta dalla musica nei pazienti affetti da cancro

a cura di 

Sessioni di musicoterapia condotte da terapisti esperti o anche il semplice ascolto della musica offerto dallo staff medico possono portare beneficio ai pazienti affetti da cancro sotto il profilo della riduzione dell’ansia, del dolore, del miglioramento dell’umore e della qualità di vita. Inoltre, la musica può svolgere un piccolo effetto sulla frequenza cardiaca e respiratoria e sulla pressione del sangue, mentre non ci sono prove che porti a un miglioramento degli stati depressivi.

Questi gli esiti di una revisione Cochrane – coordinata da Joke Bradt, capo ricercatore del Dipartimento di terapia con arti creative dell’università di Philadelphia – di 30 trial relativi a 1.891 pazienti oncologici sottoposti a interventi di musicoterapia per migliorare gli outcome psicologici e fisici. Il tipo di musica così come la lunghezza delle sessioni era molto variabile da studio a studio: in 17 casi si è ricorso all’ascolto di musica preregistrata, mentre in 13 trial sono stati utilizzati terapisti esperti che coinvolgevano attivamente il paziente. I risultati nel complesso indicano che, rispetto ai trattamenti standard, la musica riduce considerevolmente l’ansia sulle scale cliniche: più precisamente, di 11,20 unità della scala Stai-S e di 0,61 unità standardizzate di altre scale di misura dell’ansia. Gli effetti positivi si sono avuti con entrambi i metodi e non è possibile determinare se un intervento sia più efficace dell’altro. «Il limite principale di questi studi» commenta Bradt «è che è impossibile condurre la sperimentazione senza che i pazienti sappiano se sono nel gruppo trattato o nei controlli; questo può causare distorsioni nei risultati, soprattutto quando si chiede loro di riportare lo stato d’ansia, la gravità del dolore o un giudizio sulla qualità della vita». Alcuni risultati della revisione, inoltre, derivano da un numero molto limitato di soggetti trattati e non possono dunque essere considerati definitivi.

Gianni, il custode del vallone

“La vita è la cosa più vulnerabile in assoluto…” inizia così il suo racconto Gianni Menichetti, il custode del Vallone Porto di Positano. Poeta, artista e attivista, Menichetti da 40 anni vive in un angolo di paradiso della costiera amalfitana, dal 1997 Patrimonio mondiale dell’Umanità.  Un rifugio, che si perde nel verde tra profumi e colori. La cascina dove abita,  priva di acqua corrente, elettricità e riscaldamento e circondata da animali e da una rigogliosa e selvaggia natura, fu data in concessione dal comune negli anni ’50, all’artista australiana Vali Myers (scomparsa nel 2003), suo grande amore “come ho amato lei, adesso amo questa valle, più della mia stessa vita”.  Il comune di Positano vuole “riqualificare” la zona e Gianni Menichetti supportato dal WWF è in prima linea in una battaglia contro le istituzioni per salvaguardare l’area e le specie protette che sarebbero a rischio. “i progetti che abbiamo fermato- dice il custode – sarebbero l’inizio della fine…”.  Il documentario di Brunella Di Martino è stato presentato e selezionatao nell’edizione 2010 del Premio L’anello debole della Comunità di Capodarco.

La musica contro il decadimento cognitivo

Uno studio americano effettuato presso la Northwestern University e pubblicato online sulla rivista Neurobiology of Aging, ha dimostrato come i ritardi nei tempi neurali legati all’età possano essere evitati o compensati con la formazione musicale.

Due i gruppi di persone coinvolti nello studio, uno composto da musicisti giovani e anziani che hanno iniziato la propria formazione musicale all’età di 9 anni e sono stati costantemente impegnati durante la loro vita in attività musicali, e l’altro da “non musicisti” con solo due o tre anni di formazione musicale alle spalle.

I ricercatori hanno misurato la reazione dei neuroni dei partecipanti all’ascolto di un video parlato in ambiente rumoroso rilevando come gli artisti più in là con l’età abbiano un distinto vantaggio in termini di tempi neurali. “Non solo vantano delle prestazioni migliori rispetto ai coetanei non musicisti, ma riescono a codificare gli stimoli sonori tanto velocemente e accuratamente quanto un giovane non musicista”, spiega Nina Kraus,una degli autori della ricerca. I risultati dello studio spiegherebbero il fenomeno delle interminabili carriere delle leggende del rock, ancora in forma e sulla cresta dell’onda anche dopo i 60 anni.

 

Fonte: Centro Maderna