Category: SocialArtists

S’Affuente: la magia di uno strumento “non solo musicale” e la sapienza di un artigianato vivo

di Sabrina Lupacchini

“Viaggiare. Perdere paesi. Essere altro costantemente, non avere radici, per l’anima, da vivere soltanto di vedere” (Fernando Pessoa)

I viaggi arricchiscono lo sguardo, amplificano i sensi e se hai il gusto di coglierne la sostanza, quei luoghi finiscono per appartenerti così nel profondo che diventano altre dimore in cui vivere. In Sardegna ci vado da una serie lunghissima di anni per un legame che, partendo da una storia familiare, è divenuto nel tempo affine a questa terra ed ha finito per confondersi con essa, incrociandone destini. In uno degli ultimi passaggi sardi nella Comunità di Sestu (CA), che vi invito a conoscere attraverso il sito, mi sono imbattuta in un affascinante “disco armonico”, l’Affuente, che Dionisio Pinna e Renzo Zucca stavano realizzando nel laboratorio artistico-artigianale di sbalzo su rame della Comunità. Un oggetto esteticamente bello, contenitore di cose e silenzi, strumento musicale, piatto da appendere… Il sacro, il profano, la tradizione, l’arte e il suono. Incuriosita, ho chiesto loro di raccontarmene la storia. Gli amanti dell’arte e dell’artigianato possono comprenderne il valore, i musicisti invece, potrebbero addirittura innamorarsene.

“L’Affuente è uno strumento improprio, ovvero non realizzato originariamente per produrre suoni ma che saltuariamente svolgeva questa funzione”, racconta Pinna. “Si trattava infatti di un piatto prevalentemente in ottone lavorato a sbalzo con intarsi pronunciati raffiguranti fiori, grappoli d’uva, pampini, croci o disegni astratti; tenuto in posizione verticale, veniva percosso con una grossa chiave sui bordi o raschiato sul fondo a ritmo di musica. Oggetto sacro e parte del corredo delle chiese, fin dal tardo Medioevo è attestato il suo utilizzo per sollecitare e raccogliere l’obolo dei fedeli o per deporvi le spine del Cristo e i chiodi del crocifisso durante la deposizione (S’Iscravamentu) o, infine, per poggiarvi gli oli sacri durante la funzione del battesimo. Si trasformava però in oggetto profano durante il carnevale quando, affidato dal parroco alla popolazione, veniva impiegato per dare il tempo ai balli tradizionali sardi, in particolare su ballu de s’Affuente, ballo tipico che sopravvive ancora nelle zone di Ottana (Nuoro) e Ghilarza (Oristano).

L’Affuente realizzato nel Laboratorio della Comunità di Sestu (Cagliari)

“Il modello qui fotografato, realizzato dalla cooperativa Comunità di Sestu, ha richiesto un lungo lavoro, interamente manuale – continua Pinna -sia nella fase di progetto che nella sua esecuzione. Utilizzando una lastra di ottone crudo di 1,2 mm di spessore, mantenendo il motivo centrale fedele alla tradizione e sbalzandolo con ceselli particolari, si è cercato di decorarlo con motivi legati alla tradizione della Sardegna, che sono stati incisi utilizzando punte particolari. La curvatura si è ottenuta con ceselli sagomati facendo scorrere la superficie dell’ottone dal centro verso la periferia e avvolgendo l’intero bordo intorno ad un filo di ferro di mm 6. Verificando continuamente la qualità del suono, strofinando o battendo un ferro nella zona posteriore, utilizzando anche legni duri sagomati, il piatto è stato corredato di una striscia di cuoio che ha la funzione di accogliere il pollice sinistro del percussore/raschiatore. In tale modalità il suono si irradierà grazie alla sua posizione aerea”.

Attualmente l’uso dell’Affuente è prevalentemente legato all’accompagnamento del ballo e viene usato in alternativa ad altri strumenti musicali sardi: launeddas, organetto, scacciapensieri, zufolo, chitarra, canto a tenore, ecc.

RENZO ZUCCA CI FA SENTIRE IL SUONO DELL’AFFUENTE

(Scarica AUDIO)

“Il vero artigianato non gode buona salute – si legge nella pagina del sito della Cooperativa Comunità di Sestu -.  Si è ridotta notevolmente la sua importanza; per giunta è quasi impossibile, oggi, trovare lavori su commissione per conto terzi da altri settori produttivi. Nel nostro caso, la messa in comune delle eventuali altre risorse individuali sopperisce alla riduzione delle entrate da lavoro e una sapiente gestione della spesa collettiva fa sempre da linea guida per fronteggiare ogni situazione difficile”. La Comunità di Sestu nasce il 24 giugno 1972, forti dell’esperienza di Capodarco di Fermo nella Marche, una delle prime comunità in Italia a cercare di offrire alle persone con disabilità un’alternativa alla vita di istituto o all’isolamento in famiglia. Nel 2022 la realtà sarda festeggerà i suoi primi…cinquant’anni. 

“Viaggiare, così è viaggio. Ma lo faccio e non ho di mio più del sogno del passaggio. Il resto è solo terra e cielo”… e mare.

La street art in “Red Zone”

In via Plinio, a Pompei, ecco a sorpresa la nuova opera di street art di Nello Petrucci “Red Zone”. Un esplicito richiamo alla missione Mars 2020 sviluppata dalla Nasa per esplorare il Pianeta Rosso attraverso Perseverance, il robot dalle dimensioni di un’automobile, “ammartato” lo scorso 18 febbraio.

Petrucci “inserisce alcune figure di iconici affreschi pompeiani nel contesto marziano mettendole in comunicazione con il rover in viaggio su Marte. L’opera (4 metri x 250cm di carta e halftone), rappresenta “una forma di relazione tra epoche tanto distanti che riescono, ciononostante, a ‘comunicare’ tra loro”. E non è casuale il fatto che la collocazione in strada “sia coincisa con un momento storico caratterizzato per la Campania dalla ‘zona rossa’”

“In un periodo di stop forzato per l’intero settore artistico-culturale, lo street artist pompeiano non smette di produrre e analizzare il presente. Così quel rosso che oggi ci fa subito pensare a divieti e restrizioni, è in realtà il rosso di Marte e prima ancora il rosso pompeiano. E chissà se dalle ‘ceneri’ di Marte non verranno fuori dei segni di vita”. 

Instagram @nellopetrucci
Facebook @nellopetrucciartist

https://www.nellopetrucci.com

“In arte si è geni o artisti di nicchia. Io sono genio di nicchia” evento con l’artista Rita Vitali Rosati

“Mi candido per nuove primavere e altri canti del cuore”. Scriveva così l’anno scorso Rita Vitali Rosati in un post pubblicato sulla pagina Fb, in occasione del suo compleanno. Poliedrica artista e performer, capace di trascendere le proprie opere, Rita Vitali Rosati è l’espressione viva, trasgressiva, ironica e profonda di cosa vuol dire ESSERE ARTE. Protagonista assoluta di un progetto che dura un’intera esistenza, con direzione arte, osserva e registra la vita fino “alla radice delle cose”, traducendone poi l’essenza in opere. A lei la Fondazione Diversoinverso di Monterubbiano, domenica 11 agosto (ore 21), darà il riconoscimento di Socio onorario 2019, in una serata evento, in programma all’interno della stagione “Cedi al Passo”. 

Difficile raccontarla, più semplice invitarvi a seguirne l’intera poetica interiore. Un’artista dallo sguardo autentico, diretto e acuto, da sempre attenta all’impegno sociale. “Mi metto sempre a nudo”; “Non seguo mai le previsioni del tempo”; “In arte si è geni o artisti di nicchia. Io sono genio di nicchia” scrive. Priva di retorica, sempre originale e raffinata nei ragionamenti, Rita Vitali Rosati riesce a ribaltare con la sua arte molti punti di vista. Nata a Milano nel 1949: “Traduttrice da sempre delle realtà più complesse attraverso l’intima forza di un quotidiano vissuto, si avvale di linguaggi espressivi diversificati: dalla fotografia al video, dall’installazione alla performance, fino all’uso di testi comunicativi”.

Che siano poetici, musicali o artistici, accogliete la proposta di fermarvi ad assaporare una sera d’estate, nell’incantevole giardino terrazzato del seicentesco Palazzo Ricci di Monterubbiano, sede della Fondazione Diversoinverso. Vitalità e genio, impellenza creativa e comunicativa, energia pura e visione futura, è questo che si condividerà con l’artista perché, come ci ricorda Rita Vitali Rosati, anima libera e senza tempo: “gli artisti o sono vitali (Rosati), o sono sotto terra”.

Dopo l’appuntamento di domenica 11 agosto, l’ultimo evento in programma per la stagione estiva 2019  sarà il 25 agosto con “UniVersi Paralleli” da Bach ad Astor Piazzolla fino al maestro Euro Teodori. I passi musicali di un padre Gianpaolo Antongirolami (sax) e di sua figlia Elena (violoncello).

  • Prima degli eventi, Palazzo Ricci aprirà ai visitatori gli spazi espositivi: teatro, foyer, mostre, laboratori creativi e sala musica
  • Dalle 19 si potranno ammirare opere originali: Hi-fi artigianali, lampade visionarie, ceramiche raku
  • Alle 21 nel giardino terrazzato: assaggi conviviali di cucina naturale bagnati dai vini Castrum Morisci
  • A seguire gli spettacoli

    Info:
     0734 59694/328 9669039

(sabrina lupacchini/slup)

Il carro delle Muse. Il premio dedicato all’arte delle donne

Hai scritto qualche poesia o racconto? Hai un dipinto che vorresti far vedere?
Hai una figlia, una madre, una sorella, o – se sei un uomo – una moglie che scrive poesie, racconti o dipinge?

E’ giunta l’ora di tirarli fuori dal cassetto e di farli pubblicare.
Partecipare al Premio Letterario Internazionale “Il carro delle Muse” può aprire nuove strade,  nuove occasioni, nuove opportunità.
Il Premio si rivolge a donne di qualsiasi  età e nazionalità che conoscono la lingua italiana (per la narrativa e la poesia) anche (e soprattutto)  per scrittrici non professioniste di qualsiasi età e nazionalità. L’opera presentata può anche  essere la traduzione da un’altra lingua, di un’opera della concorrente stessa.

Il Premio è giunto alla sesta edizione, ed ha ottenuto grandi risultati.
Scrivono gli organizzatori: “ti invitiamo a  scacciare la  timidezza, la paura di aver scritto cose inutili e la sfiducia verso te stessa, incoraggiandoti a cogliere questa occasione”.

Partecipa alla nuova edizione

(sabrina lupacchini/slup)

“Arte e cultura per la fertilità” è online il bando di Gemme Dormienti

È online il bando della 2° edizione del Contest “Cultura e arte in tema di preservazione della fertilità” a cura di Gemme Dormienti Onlus, l’associazione italiana che si occupa “di tutela della fertilità nelle pazienti oncologiche”. L’iniziativa intende “richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al valore della maternità e il suo rapporto con la malattia, affrontando il problema della denatalità e il rischio di condizioni ostative che potrebbero compromettere la possibilità di diventare genitori naturali”. Come nella I edizione del Contest, l’obiettivo è quello di “aumentare l’attenzione sul tema della fertilità, affrontando il problema della denatalità e, in generale, richiamando la riflessione sul rischio di malattie e altre condizioni ostative che potrebbero compromettere la possibilità di diventare genitori naturali”. Gemme Dormienti sostiene l’approccio della cosiddetta “medicina narrativa” e lo estende alle altre forme di linguaggio artistico, come appunto le forme visive, di video arte e il fumetto.

Quest’anno la giuria tecnica è composta da: Laura Auricchio (psicoterapeuta specialista in terapia familiare), Yara Bonanni (fotografa), Veronica Di Benedetto Montaccini (giornalista), Ilaria Donatio (giornalista), Barbara Leda Kenny (redattrice e ideatrice del festival di scrittrici inQuiete) e Francesco Pompilio (attore e conduttore radiofonico).

Oltre a questi importanti professionisti, ci sarà il Consiglio direttivo di Gemme Dormienti a valutare le opere, pervenute entro il 31 maggio 2019, per arrivare alla scelta delle 3 finaliste.

Il bando e tutte le informazioni sono disponibili nella sezione dedicata del sito www.gemmedormienti.it  e nella pagina Facebook.

 

(sabrina lupacchini/slup)