Category: TEATRO SOCIALE e TEATROTERAPIA

Imprevedibile bellezza. Il Festival di Carpi

Festival delle Abilità Differenti (2-15 maggio)

“Una bellezza non convenzionale né prevedibile ma sorprendente perché è proprio nell’imprevisto, in ciò
che non ci aspettiamo, che troviamo quella luce e quel talento in grado di stupire e di parlare al nostro cuore: è questo il tema del Festival. Al di là degli stereotipi di perfezione e avvenenza è infatti possibile scoprire una bellezza profonda, viva, che si manifesta in ognuno di noi in modi infiniti. Nella nostra esperienza si è
reso evidente che le situazioni di vita dure e difficili nelle quali non si vede una speranza nascono quando ci si chiude alla possibilità di un rapporto umano. E’ proprio dal bisogno di questa relazione che nasce la domanda infinita. L’uomo è bisogno di rapporto, attesa di qualcuno o di qualcosa che non può costruirsi da sé: può solamente incontrarlo. Questi versi della poesia di Montale ‘Prima del Viaggio’ ci aiutano a capire:

..E ora che ne sarà del mio viaggio? Troppo accuratamente l’ho studiato senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono ch’è una stoltezza dirselo. Eugenio Montale, Satura, 1962-1970

E’ di questo che abbiamo bisogno tutti: aprirci ad accogliere un imprevisto, aprirci ad accogliere una imprevedibile bellezza che possa parlare al nostro cuore…”

Per informazioni: Cooperativa Nazareno – Il Programma

Immagine anteprima YouTube

GRIDO: l’arte tra sogno e bi-sogno d’amore

A cura di RoSaVida Produzioni

Debutta “GRIDO” il 25 febbraio 2012 alle ore 21 presso il teatrino privato della Fondazione DiversoInverso a Monterubbiano (FM).

Autoprodotto a costo zero GRIDO Recital è un Progetto RoSavida nato grazie alla volontà di sei artisti che hanno fatto del loro incontro un’occasione di confronto e  sperimentazione. Testo, musica, recitazione, disegni, video e danza: lo spettacolo è un collettore di arti e di esperienze che si muovono alternandosi e a volte sovrapponendosi per dare forma e voce al grido profondo racchiuso in ogni unica e irripetibile esigenza d’amore. L’idea iniziale è stata quella di raccogliere delle poesie scritte negli anni che attraversano il vivere umano, l’amore, la disillusione, l’incapacità, la speranza, la bellezza e la crudeltà dei sentimenti, la persistente e caparbia volontà di amare.

“In questa città siamo tutti dei fantasmi, essenze mobili e vaganti, che appaiono e scompaiono”, la riflessione affronta il senso delle nostre essenze di esseri umani “che ingenuamente e atrocemente respirano… amore” che nei sentimenti riversano, versano e con distrazione spesso, perdono pezzi di sé stessi “carne umana”. I bisogni rendono vulnerabili, ci espongono all’altro, fragili e in attesa. Chi non ha provato il “vuoto del pieno amore” quando la speranza di invecchiare insieme abbracciati, si è sostituita alla realtà della privazione dell’altro, della solitudine “siamo vulnerabili illusioni, un grido si dipinge nei nostri occhi”.

Lo staff. Rosetta Martellini e Roberta Fonsato, voci narranti  di tanti interiori gridi, rappresentano le due facce della stessa anima, l’anima di una donna, del suo incedere nella vita e nei sentimenti. Rosetta ci conduce con maestria interpretativa raffinata e sottile dai toni leggiadri e gioiosi, attraverso la bellezza, la sensualità e l’incanto a tratti malinconico del cosiddetto “Amore”. Roberta  è il contraltare chirurgico, tagliente a tratti fastidioso del disincanto amoroso.

Fanno da sfondo come affreschi inesorabili i segni “animati” di Sabrina Lupacchini, che con magia onirica avvolgono e accolgono le parole, parole mute, urlate col tratto senza fare rumore. Linee bianche e nere si muovono morbide sfilano davanti ai nostri “occhi che esplorano”. La musica originale eseguita dal vivo da Roberto Bellavigna ci prende per mano e ci accompagna in questo viaggio, dove siamo “specchi del nostro dentro” generi musicali differenti,ma unica persona. Il passo danzato di Anibal Castro che conclude lo spettacolo è di nuovo un ritrovarsi, un riconoscere sé e l’altro “due destini possono incontrarsi, aspettarsi, lasciarsi e chissà ….riprendersi”. Per raggiungere l’unione  i passi sicuri e sinuosi di Anibal si muovono verso l’incontro…attraverso un tango. Luci e audio sono affidati all’estro imprevedibile di Jimmy Cerquetella.

Lo spettacolo continua, perché è continua la vita, tra funambolici e fantasiosi “Bisogni…e bi-Sogni”.

Fantasmi o no…scegliamo. Amiamo?

 

CONTATTI PER CHI DESIDERA PROMUOVERE O PROPORRE LO SPETTACOLO
robertafonsato@asia.com

SCHEDA TECNICA

INTERPRETI: ROSETTA MARTELLINI, ROBERTA FONSATO E ANIBAL CASTRO
MUSICA originale eseguita dal vivo: ROBERTO BELLAVIGNA
TESTI: ROBERTA FONSATO
DISEGNI E VIDEO: SABRINA LUPACCHINI
REGIA AUDIO e LUCI: JIMMY CERQUETELLA
REGIA: ROBERTA FONSATO

Cast: 2 attrici, 1 ballerino, 1 musicista, 1 regia immagini e filmati, 1 tecnico audio luci

Service: attacco luce con almeno 3 kW; impianto 2 luci bianche con possibilità mixer luci; impianto audio 2 casse 3 monitor -3 microfonini o 3 microfoni fissi con asta- 1 mixer audio  entrata jack stereo; telo proiezioni; proiettore computer

Teatro nel sociale

Teatro  sociale

di Roberta Fonsato

Quando si parla di Teatro Sociale bisogna rifarsi al significato primo di teatro, al suo valore, alle origini. Infatti il teatro nasce da “un’esigenza sociale”, nel senso che la sua prima funzione è stata soddisfare e favorire la comunicazione. Presso tutti i popoli dell’antichità simboleggiava la prima forma di rappresentazione della realtà: si pensi alle prime cerimonie, che avevano appunto la funzione di mettere in comunicazione l’uomo e il soprannaturale. Si arriva poi alla civiltà greca, dove il teatro trova la sua più alta realizzazione del mondo antico: esso assolveva pienamente al suo ruolo sociale, era il fulcro, anche fisico, dove si realizzava l’intera vita della comunità: la cultura, la storia, la religione, la politica.

Con il termine “teatro sociale”, ci si vuole soffermare proprio sulla necessità di restituire tale valore al teatro, un ritorno quindi alla sua funzione prima. Oggi però per “teatro sociale” si intende il teatro dei diversi, quello che si fa con i portatori di disagio psichico o nelle comunità di tossicodipendenti o nelle carceri per intenderci, tale teatro ha quasi un significato di confine, marginale o emarginato, sicuramente lontano dalla centralità sia fisica che civile delle origini. Pertanto, sarebbe meglio chiamare il teatro che svolge la sua attività in contesti di disagio, “teatro nel sociale”, per indicare la sua destinazione di lavoro.

Il teatro nel sociale ha bisogno di attenzioni particolari e ha bisogno di essere tutelato. Ci sono in particolare due problematiche che mi stanno a cuore: da una parte, ci s’ imbatte di frequente in spettacoli, dove i partecipanti vengono mostrati, spettacolarizzati a seconda dell’esigenza o della necessità; d’altra parte, spesso l’aspettativa del risultato (la necessità di una rappresentazione pubblica o il desiderio di vedere un cambiamento) compromette l’esito stesso di un laboratorio. Si deve fare quindi molta attenzione a non confondere la propria aspettativa, da qualunque parte essa arrivi, con quello che può essere davvero un risultato.

Quando penso al teatro mi piace dunque pensare al recupero della sua funzione ontologica propriamente sociale e socializzante, di aggregazione e condivisione.

Teatro del Profondo

Il “Teatro del Profondo®”

Dietro le quinte, spettacolo “Il tempo degli umani”, teatro Principessa Isabella, Torino 2008; Maria Grazia Silvi Antonini e Blanca Briceno

Nasce dall’incontro tra il Teatro Reginald-Centro di Dramaterapia  di Torino e l’ Asociación Universitaria Interamericana (A.U.I.) di Caracas (Venezuela).

Le due Associazioni  organizzate come una sola équipe internazionale e interdisciplinare, operante nell’ ambito socio-culturale nei due continenti e su progetti di formazione e produzione teatrale, a cominciare dal 1997  hanno dato vita ad una collaborazione continuativa, sinergica e reciprocamente complementare, che nel tempo ha elaborato, sperimentato ed esposto una propria metodologia chiamata “Metodo del Teatro del Profondo®” (Método del Teatro del Profundo ®)”, sviluppata con l’aiuto della dott.ssa Consuelo Briceño Canelón, esperta di educazione a livello internazionale  e che ha avviato progetti nei due continenti nel campo del teatro sociale, di comunità e di ricostruzione della memoria storica.

Il “Metodo del Teatro del Profondo®” è un metodo che si rivolge alla persona nella sua integralità, come soggetto individuale e sociale, e che si fonda sulla conoscenza dei linguaggi teatrali, come delle scienze dell’educazione, dello sviluppo del potenziale umano, dell’antropologia, andragogìa, etica, pluralità di culture, apprezzamento delle differenze, pensiero femminile.

Il Teatro Reginald, in collaborazione con l’A.U.I., realizza spettacoli di ricostruzione storica con professionisti e con gruppi di abitanti di un territorio o di una comunità, che diventano così testimoni e attori dello spettacolo, e che si esibiscono in teatri, in spazi significativi per la comunità, o ancora in spettacoli di strada. Vengono altresì sviluppati progetti teatrali rivolti a quartieri periferici urbani, così come a piccoli agglomerati di case nelle zone rurali del Piemonte, USA e del Venezuela.

Aspetto peculiare di questa metodologia è la capacità di rivolgersi ad ogni fascia della popolazione, con particolare riferimento a progetti intergenerazionali, di integrazione, sostegno, e produzione culturale rivolti a una specifica comunità territoriale, come ai giovani, alle donne, ai diversamente abili, ai migranti, e a tutti coloro che vogliono sperimentare o fruire di un’esperienza umana e artistica che sollevi il proprio profondo, accresca il benessere e la qualità della vita individuale e sociale.

Il Teatro Reginald-A.U.I. conduce  inoltre corsi di formazione teatrale, laboratori nelle scuole e per gruppi di donne, percorsi di dramaterapia individuali e di gruppo e altre attività con l’intento di generare la valorizzazione delle differenze e dei territori. Di grande rilievo il “Corso di Teatro per disabili e non” come ricerca dell’immaginario profondo e dei linguaggi artistici di una delle differenze.

Teatro Reginald – Asociación Universitaria Interamericana
Sede di Torino: Tel. 011.710139 – info@reginald-aui.it – www.reginald.aui.it